SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Chi ama questa città, chi ama la storia, chi ama l’arte, deve segnarsi questo appuntamento: sabato due giugno, ore 17, via Venti Settembre, pochi metri dopo la chiesa di San Giuseppe.

L’evento è “Immagini ed emozioni, incontro con i discendenti dell’artista che si innamorò di San Benedetto del Tronto”. Ci sarà il duo di musica tradizionale sambenedettese e marchigiana MareCanto e lo chansonnier Lucio Matricardi, che proporrà canzoni di Leo Ferrè. E poi una misteriosa “sorpresa” da parte del Consorzio turistico.

L’artista è Alfred Chatelain, impressionista di origine svizzera che arrivò nella nostra città per la prima volta nel 1906; l’aneddotica vuole che il pittore, tipico esempio di artista benestante della Belle Epoque, si presentò in bicicletta nel borgo di pescatori che era allora la nostra cittadina.
La discendente è la simpatica Muriel Gouge, nata a Parigi da una nipote del maestro e sposata con un uomo di Civitanova Marche, restauratore di Vespe e di Lambrette per il mercato inglese.
«Da buon impressionista Chatelain cercava la luce, la luce in tutti suoi effetti, in tutti i suoi riverberi, quella luce che la Normandia non gli poteva dare», spiega il critico d’arte Cesare Caselli, che interverrà nell’incontro del 2 giugno.
Il pittore svizzero, appena sceso dal due ruote a pedali, trovò una camera d’affitto in via Venti Settembre, presso la casa che fu di Isidoro Del Giudice e che oggi è del di lui nipote Massimo Sciarra, presidente dell’Associazione Nazionale Bed&Breakfast&Beach, anche lui promotore dell’iniziativa del 2 giugno.
Sciarra, il web, i ricordi dall’alone mitico e un quadro con una bambina bionda: questo l’intreccio di elementi che nel 2007 hanno fatto ritrovare Muriel e San Benedetto, nella memoria prima e poi nella realtà.
Nel 1906, invece, l’antenato pittore dipinge la marina, le lancette, le paranze, parla con i pescatori che lo accolgono come “lu francese”, scrive cinquant’anni prima di Pasolini che «devo dipingere queste cose perché sono immagini che presto spariranno».
Poi prosegue il peregrinare alla ricerca dei riverberi di luce, va nel Tirreno, in Marocco, torna in Svizzera, va a Parigi. Nel 1908 torna a San Benedetto e vi rimane per anni, tanto che nel 1915 la sua Aline gli regala due maschietti proprio sotto la luce dell’adriatico.
Imbarcazioni, abiti, lavori, paesaggi: Chatelain immortala scene e costumi di una civiltà marinara che dopo pochi anni sarebbe cambiata radicalmente con l’avvento delle prime imbarcazioni da pesca dotate di motore. “Pittoreporter marino”, lo ha chiamato Caselli.

Per lo storico Gabriele Cavezzi, la pittura di Chatelain, insieme alle rare fotografie, è il materiale iconografico che documenta un’epoca della nostra storia, i suoi saperi e i suoi costumi.
Il Comune di San Benedetto dispone per ora di 68 fra foto e quadri dell’artista. In tempi brevi, afferma l’assessore Sorge, accetterà la proposta di Muriel. Una donazione di opere di Chatelain a San Benedetto, cioè, a patto che il Comune trovi lo spazio per realizzare una pinacoteca per i pittori che si sono ispirati al mare. Forse, anticipa la Sorge, questo luogo di memoria e cultura potrà essere la casa di Bice Piacentini.

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