Società. «Perché la città muore…», senza punto interrogativo ma come semplice sensazione, scrive in una nota inviataci in redazione dal libraio Emidio Girolami. «Non voglio convincere nessuno con il mio disappunto per la chiusura del cinema-teatro-luogo assembleare della mia città. Pier Paolo Pasolini che passò qui 50 anni fa notò già la ‘non storia’ del luogo. Verissimo. Ma anche che questa sensazione si fa sempre più evidente con il passare del tempo. Avevamo pochi segni sono stati massacrati»
Girolami fa poi notare che San Benedetto del Tronto non ha bisogno di nuovi appartamenti, la metà sono sfitti e per comprarli occore vincere alla lotteria. «Sdemanializzare l’area dello scandalo, aprire la balaustra per dare lustro alle attività, regalare miglia di mq senza niente in cambio è retaggio feudale, servitù inammissibili»
Aggiunge che l’addio al “Calabresi” è frutto della frittata fatta con la costruzione di un inutile palacongressi «una sorta di escamotage finanziario per salvare la baracca oramai alla deriva» e ancora «quali interessi privati si saranno innescati per arrivare ad un tale smantellamento?» Paragona poi San Benedetto a Venezia dove comandano i mestrini, da noi i “portodascolani”. Poi scherzando: «Ridiamo Porto d’Ascoli a Monteprandone».
Conclude citando il film Notorius con questo paragone «eravamo in quattro, piovve, era estate piena ma uno aprì l’ombrello», suggerendo di andarsi a leggere la scritta che campeggia all’entrata dello Sferisterio di Macerata e consigliando di affrettare l’apertura del teatro Concordia.
Insomma una lettera piena di spunti critici su cui riflettere. Mi piacerebbe che i vari politologi che, di tanto in tanto, bazzicano i corsivi delle pagine locali di Messaggero, Resto del Carlino, Corriere Adriatico dicessero (senza fare troppa poesia) la loro su questo argomento. E’ importante, secondo me, per farsì che certi ‘pensieri’ oltrepassino qualche volta i valichi del proprio schieramento politico. Siamo nel XXI secolo. Grazie.
Voglio anchio esprimere il mio modesto parere: esternamente non è che il Cinema Calabresi faccia pensare ad una struttura o a qualcosa da conservare nel tempo o di cui farsi vanto. Insomma non è un monumento ma sono d’accordo con le ragioni sentimentali del libraio Girolami. Eventualmente però il problema è a monte: quali sono i veri motivi che hanno portato alla transazione? Ne trae beneficio l’intera città? Cosa si farà realmente dell’ex cinema Calabresi? Chi ne beneficierà veramente? Perchè non poteva restare almeno una sala a due passi dal centro città? Avrebbe dato troppo fastidio ai nuovi proprietari? Il Cinema delle Palme scoppierà di gente e di soldi? Tanti perché. Vedremo.
Caso Daniele Primavera. Io mi schiero con il giovane di Rifondazione Comunista ma non con lo spirito, come in molti hanno fatto, di far ricadere colpe sull’attuale maggioranza o per spingerlo ad azioni di forza. Tutto il contrario. Il suo “infuocato” intervento sulle nostre pagine (o meglio sul commento ad un nostro articolo) fa molto bene alla democrazia e, spero, a far crescere in chi ha oggi il potere la consapevolezza che San Benedetto sta diventando una città matura e che, quindi, i loro comportamenti devono essere adeguati ai cittadini che governano. E’ finito il tempo di vender fumo. Lo dico sia alla maggioranza che all’opposizione. Se non lo hanno capito noi contribuiremmo a farlo capire. Sempre di più e, spero, anche meglio. Secondo me l’intervento di Daniele Primavera è servito esclusivamente a questo. Tutto qui. Bandiamo tutte le considerazioni che, nel fondo, hanno esclusivamente interessi strettamente personali. Comportiamoci tutti da semplici cittadini quali in effetti siamo. La definizione di “primo” e “ultimo” lasciamola sulla carta.

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