SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Guido Ugolotti a ruota libera. Quello che è stato e quello che, lui spera, potrebbe essere.

L’allenatore spezzino ha lasciato le Marche da un giorno appena, ma sembra avere una grande voglia di ricominciare. Sulla panchina della Samb, ovviamente, perché «non è una squadra qualunque», anche se dovrà aspettare che si sistemino un po’ di cose.

MOLINARI E PAVONE Sentite: «In questo momento credo che le conferme del direttore generale Molinari e del direttore sportivo Pavone abbiano la priorità. Dovrò pazientare qualche settimana? Non c’è problema, è giusto così; al di là dell’accordo che possiamo trovare io e il presidente, ci sono delle persone, importanti, che dovranno gestire molti aspetti, a cominciare dal mercato. Mi auguro che siano loro, sono competenti e mi sono trovato bene. Qualche contrasto? Ci può stare, ma il fatto che talvolta si possano avere delle vedute diverse, non significa che non ci sia rispetto e stima reciproca. E poi sono stati loro a darmi questa grande possibilità e a difendermi nei momenti delicati della stagione».

IL MISTER E UN FUTURO ROSSOBLU E Ugolotti continuerà la sua avventura a San Benedetto? Tempo fa disse che sarebbe rimasto a una sola condizione: che si alzasse l’asticella delle ambizioni, con una squadra più esperta di quella che ha concluso l’attuale campionato all’ottavo posto.

«Devo dire che nel corso dell’anno spesso mi è capitato di essere un po’ troppo impulsivo. Sono fatto così. Le persone che mi stanno intorno me lo dicono spesso che prima di parlare dovrei contare fino a quattro, ma non ce la faccio. Diciamo che sarei pronto a rivedere quanto dissi nel recente passato (cliccate QUI). Probabilmente la società ci è rimasta male, anche se non mi sembrava di aver detto nulla di troppo sconvolgente. Ad ogni modo adesso come adesso sarei disposto a riparlarne meglio, perché a San Benedetto mi sono trovato benissimo e poi ho un buon rapporto con tutte le componenti. Quanto al presidente debbo riconoscergli che sta facendo il possibile per mettere tutte le cose a posto e trattenere quante più persone possibili. Poi è chiaro che non dipenderà solo da lui. La C è una categoria difficile e se oggi la Samb è una società rispettata e sana dal punto di vista economico il merito è della società e della dirigenza. Farò di tutto per restare, la Samb è al primo posto: rimarremo in contatto coi Tormenti e appena possibile ci sederemo attorno ad un tavolo. Quest’anno abbiamo fatto bene, mi piacerebbe si impostasse un altro campionato per fare altrettanto e mi pare che ci siano tutti i presupposti. Con la gente, quest’anno molto paziente nei nostri confronti, bisognerà essere chiari, ma sono fiducioso».

OLTRE LA SAMB Sul suo conto una ridda di voci: la vorrebbe persino qualche squadra di B.

«Sarò sincero: la partita in televisione con la Juve Stabia ha destato grande interesse tra tutti gli addetti ai lavori. E’ passata una grande immagine della Samb e sono arrivati tanti complimenti al sottoscritto ma anche ai giocatori. Da questo ad appuntamenti per parlare di un eventuale ingaggio però ce ne passa. Le posso assicurare che finora non c’è nulla di concreto. Il mio pensiero è alla Samb, che, ripeto, resta al primo posto tra le squadre che vorrei allenare».

LA TELEFONATA A TINAZZI Guardiamo indietro: in rossoblu ha compiuto un autentico miracolo, salvando quasi in scioltezza una formazione che sembrava spacciata in avvio di stagione. Ha peraltro avuto un enorme coraggio nell’accettare questa sfida.

«Indubbiamente è stata una scommessa, vinta, fatta con criterio da chi ha accettato e da chi l’ha portata avanti. L’incognita era dettata dal fatto che coi giovani del settore giovanile non è detto che trovi la giusta via. Sono molto contento di avere vissuto questa annata. Il merito va alla società, e parlo di tutte le componenti, dai presidente al diesse al dg. Poi c’è lo staff tecnico che ci ha fatto crescere tutti insieme. Grazie anche all’ambiente che ci ha fatto lavorare in maniera tranquilla. Sono stato un incosciente? Dopo aver ricevuto la telefonata della Samb (dopo la partita di Salerno), telefonai a Tinazzi. L’anno prima lui era a Fermo e siccome in quel frangente della stagione si diceva che la Samb dovesse fare la fine dei canarini, lui mi disse che a San Benedetto era tutto diverso, aggiungendo: “Dia retta a me, la qualità c’è”. E’ stato Tinazzi a togliermi i dubbi, fermo restando che quando un allenatore è fermo è disposto ad accettare qualsiasi scommessa».

MAI PENSATO VERAMENTE AI PLAY OFF Scelga, se c’è stata, una fase negativa del campionato. Secondo: quanto ha creduto nell’obiettivo play off?

«Un momento davvero brutto non c’è mai stato: dopo le prime tre partite e i primi 9 punti già vedevo la classifica che aveva una dimensione diversa. Diciamo che al limite ho temuto di poter arrivare a giocarmi la salvezza fino all’ultima giornata dopo la sconfitta interna con la Ternana e la trasferta di Ravenna. Insomma: la settimana più dura è stata quella prima di Castellammare di Stabia. Passato quello è passato tutto. Quanto ai play off io e tutto lo staff tecnico ci siamo resi conto che quando cercavamo di chiedere di più ai ragazzi lo pagavamo. Eravamo coscienti che eravamo arrivati al limite, ecco perché nell’ultima parte della stagione abbiamo tolto i doppi allenamenti: la “macchina” stava andando fuori giri».

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