SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Se volete bene al prossimo, non fate elemosina: siate invece caritatevoli». È questo l’appello lanciato dal direttore della Caritas, Umberto Silenzi, di fronte all’ennesimo episodio di squallore sociale che ha visto protagonista, in città, un barbone ubriaco.

«È caduto da una impalcatura, posta in centro, la settimana scorsa – continua Silenzi – dopo che aveva bevuto molto con i soldi racimolati per strada. Ora è in fin di vita all’ospedale “Torrette” di Ancona».

Il diacono, senza paura di diventare impopolare, spiega che c’è una grande differenza tra fare la carità e fare l’elemosina.

«La prima – dice – è ascolto, partecipazione vera ai dolori degli altri ed infine aiuto preciso, concreto. La seconda, quella che si lascia a chi stende un piattino davanti al supermercato o all’entrata di una chiesa, è niente anzi meno di niente dal momento che non accresce la dignità di nessuno ma perpetua solo il vizio».

Le persone in evidente stato di difficoltà, senza dimora e dediti all’accattonaggio, a San Benedetto, secondo l’osservatorio Caritas, sono più di quaranta. A loro vanno date accoglienza e dedizione nel tempo che solo associazioni come la Caritas sono in grado di offrire. Il centro Caritas, che offre servizi come mensa, doccia, cambio abiti e poliambulatorio, a fine anno metterà a disposizione, di quanti si trovano nel bisogno, grazie alle donazioni e all’8 per mille, anche il primo piano dello stabile in via Madonna della Pietà.

Per loro in 400 metri quadrati ci saranno una lavanderia, una sala ludica e cinque o sei grandi stanze da letto in grado di ospitare intere famiglie o più singoli, e questo senza una preciso limite di tempo. «Vorrei allora invitare – conclude Silenzi – tutti i sambenedettesi, sempre molto disponibili, a non lasciare più offerte per strada ma a prestare carità cristiana credendo di più nell’associazionismo».

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