Parcheggi rosa fioriscono. E c’è da credere che saranno rispettati, nel civilissimo Paese dove specialità olimpioniche – categoria automobilisti – sono: invadere i posti riservati ai disabili, ignorare le strisce pedonali, parcheggiare sul marciapiede (meglio se col Suv, che c’è più gusto), eccetera.
Ce l’hanno pure Roma e Aosta, i parcheggi rosa. La nostra amministrazione non poteva restare indietro. Anzi, piuttosto che sprecar tempo in progetti di potenziamento del trasporto pubblico che tanto funziona già bene così – vuoi mettere i bus vuoti, come vanno leggeri e con l’autista che può stare incollato al telefonino, che tanto non gli rompono le scatole col salire e scendere – gli assessori potrebbero ampliare l’offerta con:
parcheggi neri in prossimità delle chiese, per defunti automuniti che si recani alle proprie rispettive esequie;
> parcheggi rosso/blu dove capita, per tifosi della Samb, perché l’orgoglio sportivo va incoraggiato mica “tormentato”
> parcheggi bianchi per la terza età, purché non ossigenata;
> parcheggi azzurri per la festa del papà (la prossima, quella di quest’anno ce la siamo giocata). E per papà “in attesa” o già in servizio permanente effettivo.
> parcheggi rossi per i comunisti
Oddio, e se fossero troppi? Quisquilie, è la par condicio, bellezza.
Intanto come dimostrare lo status genitoriale? Come evidenziare la “dolce attesa” (nefanda espressione, degna di biblica sanzione) nella fase pre-pancione? Un attacco di nausea è quello che ci vuole, funziona: il vigile di turno stia attento alle scarpe.
Evviva i parcheggi rosa, allora. Si installino anche, è il caso, poltroncine rosa sui bus. Roma e Aosta dovranno copiarci, là dove il trasporto pubblico ce l’hanno per davvero.

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