È stato un campionato sui generis. Ad un inizio da incubo ha fatto seguito un finale eccezionale con le solite contraddizioni che il calcio riserva sempre.
Nella fase centrale la squadra di Ugolotti si è era fatta notare per questa caratteristica: batteva le squadre sulla carta più deboli e perdeva sonoramente con le formazioni di alta classifica.
Esattamente il contrario nella recente fase finale: strabattute le due squadre che hanno dominato il campionato (l’Avellino solo nel punteggio), nette sconfitte con Martina e Ancona, formazioni strabattute all’andata (3-1 e 4-0).
LA SOCIETÀ
Contraddizioni che non portano, però, confusione sui reali meriti. In testa metterei la società presieduta da Gianni Tormenti perché lo scorso luglio ha salvato il blasone rossoblu da almeno tre retrocessioni, tutte di un colpo.
Qualcuno potrebbe obiettare che l’avrebbero salvata anche altre cosiddette cordate. Vero? Non saprei. Quello che è invece certo è che la politica societaria è finalmente cambiata con pro e contro che dipenderanno esclusivamente dalla forza delle formazioni e dello staff tecnico che ogni campionato verrà allestito e non da debiti che incombevano come macigni sul futuro della nostra gloriosa squadra di calcio.
MOLINARI E PAVONE
In seconda fila metterei coloro che hanno contribuito a farsì che un campionato di sofferenze (così era stato annunciato) sia diventato esaltante: Claudio Molinari e Giuseppe Pavone. L’aspetto organizzativo e quello delle scelte tecniche hanno funzionato bene. Non escluderei neanche l’arrivo di Calori che potrebbe essere incappato in una sfida troppo grande per le sue scarse esperienze di tecnico. Il Direttore Generale ha assunto una veste più decisa rispetto a quando “governava” patron Gaucci e si è assunto tutte le responsabilità possibili. Mi auguro che continui così e che abbia vita lunga nella nostra città.
Il Direttore Sportivo mi ha colpito per la freddezza con cui non ha accusato i colpi quando tutto sembrava condannare le sue scelte tecniche. Mi colpisce ora per come non ha mai alzato la cresta per farsi riconoscere meriti oramai super acquisiti. Non è da molti sfiorare i play off con ben quattordici esordienti in un duro campionato come quello di C1, girone B. Due aspetti da persona seria che vorremmo però mettesse in soffitta in questi ultimi giorni dell’avventura 2006-07. Si liberi del passato e faccia capire che è ora perfettamente integrato con nostro territorio. Noi, non so se è poco o molto, pretendiamo anche questo dagli uomini che nel corso degli anni hanno vissuto e vivono in prima persona le vicende di quella che, per gran parte dei sambenedettesi (ma anche dell’hinterland), è qualcosa di più di una semplice squadra di calcio.
Si sprecano le testimonianze di ogni tipo (ex calciatori, dirigenti, tecnici, massaggiatori) sul modo quasi unico con cui la città vive in simbiosi con la Samb Calcio, un po’ sul modello di certe storie che si sentono su alcune squadre inglesi.
L’unico problema attuale è che il nostro glorioso passato ci impedisce di vivere con soddisfazione (non avverrà mai) i campionati di C1 che, nella nostra mentalità, hanno lo stesso significato dei campionati dilettantistici o di C2. La storia moderna (dopo la guerra) ricorda che i tifosi rossoblu, a parte l’anno del fallimento, hanno pianto sinceramente tre sole volte e in corrispondenza delle tre retrocessioni dalla serie B, mentre passò quasi inosservata quella dalla C1 alla C2. Sono le uniche quattro volte in cui siamo retrocessi.
UGOLOTTI E I CALCIATORI
In terza fila Ugolotti, tecnico nel pieno della maturità e i veri protagonisti, i calciatori: sono loro che sul campo hanno messo in pratica le scelte di allenatore e diesse. Nedo Sonetti diceva spesso che il calciatore deve essere bravo come uomo, come atleta e, buon ultimo, come calciatore. Molti dell’attuale “rosa” 2006-07 avevano le tre doti richieste.
COMUNICAZIONE
In quarta fila metterei il rapporto e l’organizzazione con i rappresentanti della stampa (specialmente nel dopo gara). L’addetta Sabrina Vinciguerra ha pagato inizialmente lo scotto della giovane età (è capitato a tutti quando si affrontano nuove esperienze) poi ha fatto tesoro di certi errori e sta cominciando ad avviarsi verso la strada giusta. Se Sabrina non prende queste mie parole come quelle di un padre alla propria figlia, farebbe un passo indietro. Sempre secondo me, naturalmente.
A proposito mi preme ricordare una mia sensazione: il rapporto calciatori-organi di stampa è diventato troppo professionale a discapito di quello umano. Ne risentono anche gli sportivi ai quali, con le interviste post-gara finalizzate a determinati giocatori, arrivano messaggi piatti e uguali per tutti. I nostri sportivi erano abituati ad esternazioni più variegate e meno istituzionali. Ma anche questo è soltanto un mio pensiero.
A me piace dire le cose come stanno, o al limite come le vedo io,: seppur con qualche piccolissimo miglioramento ho notato che addetti ai lavori che non fanno parte di quelli di cui ho già parlato, continuano ad avere un atteggiamento ostile (tra virgolette) verso i rappresentanti della stampa come se essi fossero una specie di opposizione all’ambiente calstistico rossoblu, dirigenziale e societario, e non persone che vogliono semplicemente raccontare meglio quello che avviene.
Un altro aspetto che andrebbe eliminato è quello costituito da due o tre “faide” che sussistono in città da alcuni anni. Per qualcuno l’amore per la Samb sembra legato al contributo che può dare in prima persona e cioè quando ne fa parte o è artefice di successi o insuccessi. Anche adesso noto qualcosa di simile. Come se fossero giocatori o tecnici che oggi sono qui e domani chissà dove. Non amano la Samb nemmeno coloro che vanno a vedere la Samb o perchè sono diventi amici di un calciatore o perché gli va bene l’allenatore o perchè la dirigenza è quella e non quell’altra o perchè non conviene e così via.
TIFOSI
Li cito per ultimo, ma solo temporalmente. Occupano il primo posto perché, soltanto di loro, non si potrebbe fare a meno. Sono la Samb a tutti gli effetti quei tifosi, che ora vengono chiamati ultrà e ai miei tempi semplicemente “supertifosi”, che vanno (e andavano) anche in trasferta.
Ora mi sembrano proprio perfetti dopo alcuni periodi in cui, tra violenza e amore per la Samb, la differenza era troppo sottile.
Mi sento anche di dare il bentornato al tifoso ultrà Giorgio Trionfi (non so perché, ha qualcosa contro di me) dopo un periodo di assenza dagli spalti. Lo faccio perchè in lui mi rivedo giovane e con la sua stessa forte passione per la Samb, cosa che, come credo faccia lui, mettevo davanti a tutto e tutti.
Il mio augurio è che si ritorni, sin dal prossimo campionato, a comportamenti unitari e trasparenti senza più invidie, tentativi di prevaricazioni e strane ambizioni che, guarda caso, sono generati dalla funzione, sportiva o no, che ha la Samb stessa.

Dall’Espresso Rossoblu n. 961 del 13 maggio 2007

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