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Servizio e montaggio Pier Paolo Flammini
Riprese Oliver Panichi

ALBA ADRIATICA – Interessante, ironico, tagliente: questi i tre termini che riassiumono l’incontro con Marco Travaglio, che si è tenuto ieri sera alla 18 all’hotel Meripol, in occasione della presentazione del suo ultimo libro “La scomparsa dei fatti“.

Dopo i saluti di rito delle autorità locali, in primis di Cecilia Falcone, Assessore alla Pubblica Istruzione, alla Cultura e Affari Sociali del Comune di Alba Adriatica, la parola è passata al noto giornalista, che per circa un’ora e mezza – in una sala affollatissima – ha parlato a ruota libera facendo un’ampia panoramica sulle questioni di attualità più spinose: politica, economia, questioni sociali, mancanza di libera informazione nei mass media.

Travaglio non risparmia nessuno, e le sue denunce si rivolgono sia al malcostume generato dal passato governo di centrodestra, sia all’attuale di centrosinistra.

«Non so se qualcuno di voi se ne è accorto – ironizza – ma da circa un anno è cambiato il governo, e al potere il centrodestra è stato sostituito dal centrosinistra».

Le prime parole che spende sono sull’indulto, e su come il governo Prodi si sia ostinato fortemente a creare una legge che ha deluso notevolmente i sostenitori del centrosinistra, e sulla scarsa informazione data dai mezzi di comunicazione sull’attuale situazione delle recidive degli ex detenuti.

«Il ministero degli Interni in questi giorni ha diffuso i dati dei reati commessi in seguito alle scarcerazioni dell’indulto. Oltre alle 26.000 persone rimesse in libertà, e a quelle che grazie al provvedimento hanno potuto evitare la detenzione, si è registrato un notevole aumento dei reati predatori (cioè furti e rapine). Per mesi siamo stati turlupinati dai dati del Ministero della Giustizia, emanati con l’intento di convincerci che l’indulto ha migliorato le cose. Il Ministro della Giustizia Mastella afferma che con l’indulto sarebbero usciti solo i “ladri di mele e di merendine“: dato che in Italia, tra sconti di pena, patteggiamenti e quant’altro, per andare in prigione ci si deve impegnare parecchio, ritengo che coloro che sono usciti dalle prigioni avevano commesso dei reati gravi, quali ad esempio le rapine. Ecco perché c’è stato un aumento di furti e rapine superiore alle 30.000 unità da quando è stato applicato l’indulto». Travaglio ha fatto luce sui dati del Ministero: «Se a distanza di pochi mesi il 12% dei beneficiari dell’indulto è tornato in carcere, questo significa che è ben più alta la percentuale di coloro che ha ripreso a delinquere: in Italia pochissimi sono i reati che vengono accertati».
Il giornalista riporta il discorso sulla carenza di informazione e su come i fatti non vengano riferiti per quelli che sono, in maniera obiettiva e oggettiva, ma vengano falsati per servire il potente di turno; un’informazione programmaticamente svuotata di contenuti, malata di revisionismo, corrotta, mercenaria, sostanzialmente menzognera. «Sempre più spesso – prosegue – i giornalisti italiani stanno diventando non i “cani da guardia”, ma i “cani al guinzaglio” del potere».

Un altro affondo lo dedica alle tanto discusse intercettazioni telefoniche. «Non capisco perché Mastella ce l’abbia tanto con chi usa le intercettazioni per le indagini nei processi. Se queste permettono di indagare su dei reati e di risalire ai colpevoli, non vedo perché dovrebbero essere impedite. Tutti i politici, di destra e sinistra, sono d’accordo sulla proposta di legge che vieterà ai giornalisti di diffondere notizie su fatti sottoposti a processo, fino alla conclusione di quest’ultimo. E’ come se per il delitto di Cogne se ne sarebbe potuto cominciare a parlare su giornali e televisione solo adesso a processo concluso: Vespa e Mentana andrebbero in vacanza. Vorrà dire che se verrà approvata la legge anche in senato (in Parlamento è stata votata all’unanimità da destra e sinistra), noi giornalisti ci dedicheremo principalmente a servizi sulla gastronomia».

Nel suo libro, Travaglio pone l’accento sull’uso distorto che nell’informazione si fa delle parole, il cui significato è spesso svuotato e geneticamente modificato.

«Da anni, ormai, chiamiamo “esule” il latitante Craxi. Chiamiamo “assolti” (cioè innocenti) i prescritti (cioè i colpevoli che la fanno franca). Chiamiamo “presunte tangenti” anche quelle consacrate da sentenze definitive di condanna. E “processi politici” i processi ai politici accusati di delitti comuni come la corruzione e la concussione. E “giustizialisti” coloro che chiedono semplicemente giustizia, certezza della pena e una legge uguale per tutti, cioè i veri garantisti (cose che capitano in un paese che confonde Cesare Beccaria con Cesare Previti)».

In serata alle 21 il giornalista aveva in programma un altro incontro a Notaresco. Alle 20.30 era ancora nella sala del Meripol, a firmare autografi sulle copie del libro e a rispondere alle domande dei presenti. Interventi a volte mirati, a volte solo dettati da semplice voglia d intervenire a tutti i costi, ma per ognuno dei quali il Marco nazionale ha speso cortesemente delle parole per le risposte.

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