Stupefacente commedia quella del mercato di via Montebello, che qui si replica ormai da decenni. Cambiano le amministrazioni, i vescovi, i sindaci, i commerci e le auto ma quello sta sempre lì. Come la Trappola per topi di Agatha Christie, l’inspiegabile fenomeno teatrale rappresentato migliaia di volte all’Ambassador e tuttavia immutabile.
Però qui niente drammi né cadaveri (per ora). Solo tourbillon di personaggi, intreccio su trama stucchevole, tubi gialli. Evidente che il morto debba essere proprio lui, il vecchio mercato, ma ancora l’assassinio non avviene. Talvolta pare di scorger le ruspe: suspence. Invece niente.
E si parla, si progetta, si calcola, si minaccia, si promette, si ricorda, si sogna. Protagonisti che si celano sotto travestimenti, che fanno fumo, parlano strano («le filiere corte…»), complottano, affilano coltelli…
Arriverà mai un Sergente Trotter a capirci qualcosa e – smascherandoli – a decidere finalmente cosa farci, di ‘sto mercato, prima che i nostri polmoni si finiscano di respirare il suo Eternit?
Comunque il concorso di idee ed il referendum vogliamo vincerlo noi, con questa spaesaggiante idea che il mercato diventi davvero un gigantesco bianco trappolone per topi. Giusto 50 volte più grande (scala 50:1, 5000 metri cubi) delle normali trappole per topi che corrono lungo i muri della città.
Sulla scia di Agatha Christie – che di commercio s’intendeva – successo garantito. Anche perché l’algida costruzione – affascinante, letteraria, placidamente sovversiva ed artistica (come un grattacielo in fondo al mare) – fungerebbe perfino da tempio e da teatro, che ne abbiamo bisogno.
Dài che appena lo saprà, Albertazzi ci viene di corsa a leggerci un pezzo-per-topi di Polci…

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