APPIGNANO DEL TRONTO – «Perché la comunità Rom si è allontanata immediatamente dopo lo scontro? Secondo noi dietro a quel maledetto furgone c’era un altro veicolo condotto da almeno un altro Rom, che ha subito avvertito il resto della sua comunità».
E’ un parere raccolto da alcuni avventori del Bar La Taverna di Appignano, vicino al municipio. C’è molta rabbia e incredulità per la terribile tragedia che ha spezzato le vite di Eleonora Allevi (19 anni), Davide Corradetti (16 anni), Danilo “Lillo” Traini (17 anni) e Alex Luciani (16 anni).
I Carabinieri di Ascoli, secondo quanto riporta l’Agi, ammettono la possibilità della presenza di almeno un altro Rom oltre al 22enne Marco Ahmetovic, ma non a bordo del furgone, come riportato invece da amici dei testimoni del tragico incidente. Dopo lo schianto, potrebbe infatti essere sopraggiunto un altro veicolo con a bordo almeno un Rom, che resosi conto della portata dell’incidente e dell’arrivo delle ambulanze si sarebbe immediatamente allontanato in direzione del vicino campo nomadi di Valle Orta. Intanto Ahmetovic nel primo pomeriggio è stato dimesso dall’ospedale di Ascoli e trasferito al carcere di Marino del Tronto.
Le auto e i furgoni dei Rom si sono allontanati dall’accampamento subito dopo l’incidente, per paura di ritorsioni della gente del luogo. Il loro accampamento nel pomeriggio del 24 aprile era un luogo spettrale, lugubre. Testimoni giunti a Valle Orta in mattinata riferiscono che nelle roulotte e nei container c’erano le televisioni ancora accese. Tutto dava l’impressione di un luogo abbandonato con estrema fretta.
«Com’è possibile che non è ancora stata individuata una carovana di mezzi come questa?», si chiede un ragazzo di Appignano.
Intanto nel piccolo paese regnano due sentimenti, la commozione e la rabbia. I ragazzi del muretto dove si riuniscono tutti i giovani del paese sono in lacrime, non vogliono parlare. Al bar vicino al municipio si guardano con ansia telegiornali e rotocalchi con i servizi sul tragico incidente.
Nel pomeriggio c’è stata una conferenza stampa del sindaco Maria Nazzarena Agostini, che ha affermato che «questo è il momento del dolore, non è il momento delle polemiche». Ma gli adulti del paese sono più inclini alla rabbia rispetto ai più giovani, se la prendono con «la politica» e con la scelta a loro dire «disgraziata» di concedere dapprima un casolare e poi un’area più grande alla comunità Rom. «E’stata un’imposizione per il nostro paese, non l’abbiamo mai accettata. Al funerale se verranno i politici ci sarà una rivolta». Gli avventori del bar parlano di esposti, raccolte di firme, proteste portate avanti anche da parte di esponenti della giunta comunale.
E raccontano di continue manifestazioni delinquenziali da parte della comunità Rom. «Quando sono venuti a Valle Orta erano in sei, avevano un casolare che non era certo una reggia, però era abitabile. L’hanno reso inagibile, e sono diventati 60, con roulotte e container», continua un altro uomo.
Oggi 24 aprile le quattro vittime della tragedia non sarebbero andati a scuola, le lezioni non si tenevano perché c’era il ponte del 25 aprile. La sera dell’incidente si stavano recando a Castel di Lama, al grande centro commerciale che sorge nella vallata. Tragiche coincidenze; avevano salutato i ragazzi del muretto e avevano preso la strada provinciale Appignanese, ignari del tragico destino che li aspettava, sotto le sembianze di un furgone impazzito a causa della follia umana.
Su quel muretto, il giorno dopo della tragedia, c’era un casco da moto, appoggiato quasi come simulacro della presenza dei quattro poveri ragazzi. A fianco al casco c’era scritto “Lillo sempre nei nostri cuori”.
Le famiglie delle vittime gestivano piccole attività in paese, come bar, negozi di generi alimentari, pizzeria. Ma in un paese come Appignano tutta la comunità si sentiva in qualche modo madre di quei ragazzi; la gente sosta davanti ai mazzi di fiori bianchi lasciati sul luogo dell’incidente. Si piange, si prega, si maledice il destino che ha gettato su questo tranquillo paese le ombre cupe dell’ennesima tragedia della strada.

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