SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Luciana Nespeca presenta alla Palazzina Azzurra la mostra personale dal titolo “Rotonde sul Mare“, che verrà inaugurata sabato 5 maggio alle 18 e resterà aperta fino al 16 maggio (ingresso gratuito, orario: dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, chiuso il lunedì).

Il titolo allude alla rotondità fisica delle donne protagoniste assolute dei lavori dell’artista, nata a Roccafluvione e che vive e lavora ad Ascoli Piceno, dove produce incisioni e disegni dedicati all’universo femminile, interpretato con uno spirito giocoso e ironico attraverso l’opulenza fisica delle sue donnone, sottolineata da un solco rotondo e sottile, e attraverso le inusuali e forzate invenzioni prospettiche

Luciana Nespeca è apprezzata in Italia come valida acquafortista ed è conosciuta anche come docente di incisione, tecnica che ha divulgato nella sua trentennale attività all’Istituto d’Arte di Ascoli Piceno e dirigendo la galleria-studio Saletta Rosa Spina sempre ad Ascoli.

La Nespeca esporrà alla Palazzina Azzurra incisioni, acquerelli, tempere e originali installazioni su corda. Il catalogo è disponibile gratuitamente alla mostra. Il critico d’arte Fabrianese presenta costì l’artista e il lavoro: «I modelli femminili di Luciana Nespeca sono carnosi e sensuali, alla Botero, ma in essi prevale l’archetipo primordiale della Mater Matuta, trasposta in una chiave di lettura limpidamente deduttiva senza alcuna civetteria.

L’esuberanza fisica che contraddistingue queste immagini le porta ad annullare l’ambiente circostante, costretto a subire prospettive dilatate dall’energia dei corpi sinuosamente composti. Sono matrone festose, pugnaci, rurali, allusive, riunite a narrare dal proscenio di questo straordinario, inesauribile “teatro del corpo” i loro sogni, le favole e le mitologie con un verbo che oscilla tra il classicheggiante e il faceto, in un bilico che talora pende scopertamente verso il gioco e l’ironia, se non verso un grado leggero di surrealità. E sempre quel segno rotondo, eccitato, scorre sapiente e veloce a fissare forme di maghe e regine plebee, a indagare nelle regioni misteriose in cui l’artista rivive un sogno intimo di riscatto e di gioia, di autenticità morale».

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