SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il Pecorino Offida Doc è un vitigno autoctono del sud delle Marche “riscoperto” a metà anni ’80 dai produttori-enologi Guido Cocci Grifoni e Teodoro Bugari. Per celebrarlo il prossimo 21 aprile lo Slow Food Convium di San Benedetto organizza l’appuntamento “Barche a mare, vigne in collina” presso il circolo di pescatori anziani “Mare Bunazz”.
«Ringraziamo il Comune per il patrocinio concesso e per il sincero entusiasmo verso l’iniziativa», afferma la coordinatrice della comunità Slow Food Alessia Consorti.
«Vorremmo lanciare un messaggio di consumo responsabile al nostro territorio – continua – che è quello di non cercare altrove quelle peculiarità enogastronomiche e culturali di cui siamo ricchi».
Anche a San Benedetto Slow Food si propone come un movimento nato per tutelare lo sviluppo sostenibile del territorio attraverso l’intento nobile di diffondere il diritto per tutti a cibi buoni, puliti e giusti. Perché la buona alimentazione si riflette e deriva dalle logiche economico-commerciali eque e sostenibili che sono all’origine dei prodotti alimentari. Ed enologici.

Questo diventa un imperativo ineludibile se si vuole salvaguardare l’attrattiva turistica di un territorio e difendere le sue dinamiche economiche e sociali da fattori centrifughi dannosi.
Nell’appuntamento del 21 aprile saranno presenti 5 delle 18 cantine che nel nostro territorio producono Pecorino. Non tutte possono fregiarsi dell’etichetta Doc Offida, ma si stanno attrezzando per farlo.
La sfida della riscoperta del Pecorino fu lanciata dalla cantina Cocci Grifoni e si rivelò vincente in un periodo di crescente internazionalizzazione dei vitigni e della produzione enologica. Oggi si tratta di un prodotto vincente e apprezzato, un vero fiore all’occhiello nel portfolio di sapori e fragranze che la nostra terra può offrire. Tuttavia esiste un problema di concorrenza con il Pecorino abruzzese, enologicamente meno puro (l’unica Doc è quella di Offida) ma più appetibile commercialmente in virtù della produzione quantitativamente maggiore.
«Per la Doc Offida i quantitativi previsti dai disciplinari di produzione sono di 10 tonnellate per ettari, per le Igt invece parliamo di 18 tonnellate», spiega Paola Cocci Grifoni.
Nei primi anni della sua riscoperta, ricorda il presidente regionale Slow Food Antonio Attorre, il Pecorino fu protagonista di una controversia enologica con il vitigno Riesling, di origine mitteleuropea. Una somiglianza che poi fu spiegata con la teoria secondo la quale quest’ultimo deriverebbe dall’importazione di vitigni dal sud europa.
Altra teoria, stavolta dimostrata storicamente, riguarda l’origine del Pecorino, derivante dai vitigni peculiari delle zone di transumanza dei pastori. Zone estreme, al limite delle condizioni naturali, che spiegano la particolare resistenza del vitigno Pecorino e la sua selezione naturale derivata dagli originari bassi quantitativi di produzione.
Nell’’800 fu uno dei pochi vitigni che riuscì a superare la Filossera, il parassita della famiglia degli Afidi che rappresentò una vera “peste della vite”.

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