MARTINSICURO – Morena Contini è una donna solare. Il suo accento emiliano conferisce espressività alla conversazione, che si apre parlando della sua città d’origine, Piacenza, da dove si è trasferita a Martinsicuro vent’anni fa, per amore, e dove si è impegnata attivamente in politica fin dall’inizio per mettere in pratica gli ideali che ha da quando era ragazza. A Martinsicuro è stata una delle prime esponenti di Rifondazione Comunista, e da allora è stata sempre presente sulla scena politica locale.
Signora Contini, come è cominciata la sua esperienza nell’amministrazione Maloni?

«Alle amministrative del 2002 il mio partito mi chiese di candidarmi nella lista Maloni. Accettai volentieri, dato che già conoscevo la Maloni come dirigente della scuola dei miei figli. Ritenevo che le sue capacità dirigenziali e lo spirito innovativo con il quale aveva portato una ventata di innovazione nella scuola, potessero essere investite anche nell’amministrazione comunale».

Ma i problemi sono cominciati quasi subito, vero?

«Diciamo che Rifondazione non era d’accordo su alcune scelte della giunta. Avevamo la sensazione di essere come degli “ospiti” che dopo qualche giorno cominciano a sentirsi ingombranti».

Quali erano i motivi del disaccordo?

«Una delle questioni più discusse è stata Spassopoli. Consideravamo il progetto improponibile per un centro piccolo come Martinsicuro, dove non ci sarebbe stato l’afflusso di pubblico che si sperava. Una analoga struttura, comprendente multisala e servizi annessi, c’è già a Montesilvano dove però, nonostante la vicinanza con Pescara, non ha avuto mai troppo successo. Avremmo preferito invece centri di aggregazione più “a misura d’uomo”».

La vera crisi però l’avete vissuta quando lei è subentrata in Consiglio comunale. Ce ne parla?

«Un consigliere comunale dei Ds si dimise per motivi personali. Essendo io la prima dei non eletti in lista, toccava a me subentrare. Una formalità, che però doveva essere approvata con una delibera del Consiglio comunale. Solo che la maggioranza – dopo la precedente uscita di Sinistra Indipendente – era rimasta in dieci, pari ai dieci dell’opposizione. A questo punto si innescò un lungo braccio di ferro tra i due schieramenti che ha bloccato tutto per mesi. Alla fine la questione è stata risolta da un “commissario ad acta”, che ha provveduto d’ufficio alla surroga del consigliere mancante e a disporre il mio subentro in Consiglio. Uno stallo che però ha penalizzato la Giunta Maloni che ha perso tempo prezioso».

Ad esempio per fare che?

«Per discutere meglio la questione del sottopasso di via Colombo. L’ultima crisi che ha determinato le dimissioni della Maloni forse si poteva evitare se si fosse trovato prima un accordo con tutte le parti. Invece si è arrivati a prendere in fretta decisioni grandi e importanti. E questo è stato fatale, dato che non c’è stato spazio per il dialogo».

Qual era il nodo da sciogliere?

«Al sottopasso dritto si opponevano i residenti per gli spazi che avrebbero perso. Mentre al sottopasso a “s” si opponeva chi voleva evitare la modifica di un Prusst, uno dei Programmi di riqualificazione urbana e di sviluppo sostenibile del territorio. Questo perché il Comune avrebbe dovuto trattare di nuovo con un privato le opere da realizzare in quella zona, che in vista della costruzione del sottopasso si sarebbero potute modificare».

E alla fine che cosa è stato approvato?

«Niente di quanto proposto dalla maggioranza. E’ passato un progetto di sottopasso dritto presentato da tre consiglieri di maggioranza – Giancarlo Foglia, Emidio Ragni e Ilenia Venanzi – appoggiato però dalla minoranza. Così nell’ultima seduta del Consiglio, quando si è determinata la crisi della maggioranza e la caduta della Maloni, non mi sono presentata perché non disposta ad accettare regole imposte da una simile “coalizione”. A quelle condizioni non aveva più senso continuare, noi di Rifondazione lo abbiamo spiegato anche al Sindaco».

Ora ha qualche rammarico?

«Non essere riuscita a portare a termine tutti i nostri progetti e non smentire abbastanza chi vede la politica come privilegio, dimenticando che il politico è al servizio del cittadino che lo ha eletto».

Come vi state preparando per le prossime elezioni?

«Veramente per ora siamo fermi, nel senso che dopo la travagliata fine della giunta Maloni siamo rimasti politicamente spiazzati. Da parte mia c’è sicuramente la volontà di ricandidarmi in una lista di partito. Anche se i partiti oggi sono visti dai cittadini come realtà lontane, io rispondo che se le persone che formano i partiti lo volessero veramente, esse potrebbero davvero cambiare le cose».

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