MONTEPRANDONE – Pubblichiamo l’intervista a Fabio Fares contenuta sul numero 669 di Riviera Oggi, nell’ambito del nostro approfondimento tra i giovani monteprandonesi.
«Giovani? Lo eravamo, non lo siamo più. Lo eravamo quando trascorrevamo tre notti in sezione, con pennarelli in mano per disegnare i nostri manifesti. Altri tempi». Eppure Fabio Fares, diessino, 141 voti alle amministrative del 2004, consigliere comunale con delega al Turismo, ha solo 25 anni. «L’impegno politico ora assorbe tempo, e si rischia di perdere la creatività di qualche anno fa. Un tempo i partiti davano tempo ai ragazzi di crescere, si dovevano distribuire volantini per dieci anni. Adesso si è subito inseriti nell’organizzazione, non c’è tempo di fare esperienze diverse».
Dunque la politica attiva non permette più di sognare?
«Ho avuto la fortuna di iniziarla molto presto, nel 2000, quando a Monteprandone c’erano 30 iscritti ai Ds, che oggi sono 400. Io, Stefano Stracci e altri ci siamo impegnati nella Sinistra Giovanile, abbiamo creato un gruppo ancora coeso. Ma poi, all’atto pratico, ci si accorge che non è facile modificare le cose».
Perché?
«Le regole del gioco sono diverse. Viviamo in un mondo dove, per parlare con chi vive all’altro capo del mondo, bastano pochi secondi. E invece la burocrazia, qui in Italia, blocca tutto. Si perde troppo tempo a valutare la correttezza formale, mentre i contenuti passano in secondo piano. Ad esempio, ho faticato tantissimo per realizzare la prima guida turistica di Monteprandone, che quest’anno vedrà la luce».
Le difficoltà erano solo burocratiche o anche economiche?
«Questa è una città più attenta alla realizzazione di opere, che sono state portate a termine – delegazione comunale, nuova piazza, svincolo della superstrada – che al turismo. Ma grazie all’impegno dell’assessore al Bilancio Speca, abbiamo trovato le risorse».
Tu sei stato il proponente per l’iniziativa “I Sapori del Piceno”, associazione che riunisce ristoratori, albergatori e produttori cittadini.
«In realtà è stata una loro idea: tutti volevano una collaborazione del genere, ma, come accade nei paesi dell’entroterra, c’era molto timore. Ma adesso riescono, assieme, a fare sistema, senza che l’amministrazione comunale debba intervenire. Noi puntiamo molto su questo modo di operare, e cercheremo anche di farci conoscere, presso la Santa Sede, per intercettare i pellegrini in viaggio tra Loreto, San Gabriele o San Giovanni Rotondo, grazie ad iniziative come “La Cucina dello Spirito” e alla presenza ancora viva di San Giacomo della Marca».
C’è però l’impressione che i cittadini stessi conoscano poco Monteprandone, a partire dallo splendido ma sottovalutato centro storico.
«Con la nostra guida turistica, però, cercheremo di ovviare a questo problema. Viviamo purtroppo ancora di campanilismi sciocchi. La stessa Centobuchi deve essere ripensata: non solo luogo dove abitare, ma anche per vivere. Piazza dell’Unità, ad esempio, è stato un bel progetto, ma è circondata da abitazioni e lì è persino difficile organizzare concerti. Il Palazzetto dello Sport, purtroppo, quando è stato ultimato era già vecchio di dieci anni…»
Qual è il tuo giudizio sulla politica monteprandonese?
«Dovrebbe puntare ad includere più che ad escludere, dovremmo essere capaci di ascoltare di più i cittadini, nelle piazze o nei bar. Apprezzo per questo il sindaco Menzietti, che ad esempio ascolta gli incontri della Sinistra Giovanile. Poi, naturalmente, non tutte le idee possono essere realizzate».
Riesci ad esprimere un giudizio sulla tua generazione?
«È la prima, da due secoli a questa parte, ad avere meno speranze di quelle che l’hanno preceduta. Si parla di crisi dei martrimoni, ma una casa costa 200 mila euro. Così c’è anche un rilassamento, perché non c’è la convinzione di poter migliorare. Ma non si dica che siamo sfaccendati: lo dimostrano i Social Forum, l’associazionismo. Purtroppo però la nostra politica impiega dieci anni per regolare il lavoro. Apprezzo, invece, gli sforzi per riconoscere le coppie di fatto o, ad esempio, l’abolizione dei costi di ricarica dei cellulari».
Ci stiamo occupando degli incarichi assegnati ai politici nelle cosiddette “partecipate”. Ma la politica serve davvero per fare “carriera”?
«Non bisogna generalizzare. Abbiamo avuto esempi di manager incapaci, come Cimoli dell’Alitalia, così come di politici incapaci di gestire una società. Tuttavia per guidare un’azienda bisogna avere due caratteristiche: conoscere il territorio e saperla gestire. I politici hanno la prima caratteristica; anche perché non devono pensare al bene della società ma a quello dei cittadini».
Non credi, però, che queste “nomine” siano frutto di una errata applicazione della politica?
«Sarebbe giusto supportare le scelte politiche con dei manager piuttosto che con dei “trombati”. Ma spesso dietro la parola “società civile” si nasconde una forte ipocrisia. Anche chi non ha una tessera di un partito ha idee e convinzioni politiche».
Quale sarà il futuro di Monteprandone?
«Credo che, oltre il profilo industriale, avremo una espansione di produzioni di qualità. Abbiamo ad esempio richieste, da parte di imprenditori sambenedettesi, per realizzare nel nostro territorio un centro benessere. Penso anche che con la collaborazione di tutti i nostri ristoranti, oleifici, produttori di vino, alberghi avranno modo di farsi apprezzare sempre più. Al momento il nostro territorio rurale è ancora integro, ma già si intravedono le prime richieste di acquisto di casolari da parte di inglesi, tedeschi e olandesi. Sarebbe bello che, prima che ciò avvenga, noi stessi monteprandonesi fossimo in grado di conservarli e migliorarli».

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