SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il mio sogno nel cassetto? Era lì e rimane dov’è. Sarebbe stata una soddisfazione per la squadra, la società, i tifosi e tutto l’ambiente. Fa lo stesso».
Peppino Pavone due settimane fa, all’indomani della vittoria della Samb sul campo del Manfredonia e alla vigilia della trasferta di Foggia, aveva cominciato a fare la bocca a qualcosa in più di una semplice salvezza. Dopo le due sconfitte di fila, la prima allo Zaccheria, la seconda a Cava dei Tirreni, gli è toccato, suo malgrado, correggere il tiro.
«Non mi aspettavo la sconfitta di Foggia – continua il direttore sportivo rossoblu – almeno in quei termini: c’è stato un vero e proprio black out. Domenica scorsa invece avremmo meritato, minimo, il pareggio, ma abbiamo pagato i soliti peccati di gioventù, fallendo, dopo l’1-1, un paio di favorevoli opportunità per passare in vantaggio. In trasferta non puoi pensare di avere cinque o sei occasioni per fare gol, quelle poche che ti si presentano le devi buttare dentro».
A proposito della partita allo stadio Laberti: se lo aspettava un finale così incandescente?
«Diciamo che non mi ha sorpreso: ho giocato cinque anni in quella città e so quanto la gente sa stringersi attorno alla squadra. Alla fine la pressione del pubblico ha fatto la sua parte. Sono cose che nel calcio e, in particolare, in piazze calorose come quella cavese possono succedere. Mi ha comunque fatto molto piacere salutare tanti amici; ho avuto l’ennesima dimostrazione di avere lasciato un ottimo ricordo».
Voltiamo pagina: archiviato il ciclo delle tre trasferte consecutive, tornate a giocare al Riviera. Restano, da qui alla fine del torneo, otto giornate. Che finale si aspetta?
«Spero innanzitutto che la squadra possa salvarsi il prima possibile, anche perché negli ultimi due mesi può sempre succedere di tutto e poi le squadre che si affrontano, per un obiettivo o per un altro, giocano sempre al massimo. L’esito di ogni partita, anche giocassimo contro l’ultima in classifica, è tutt’altro che scontato: in campo d’ora in avanti non conteranno i valori tecnici, quanto la condizione fisica ed il carattere, la voglia di fare risultato. Ci aspettano otto battaglie, e non è una frase fatta. tra l’altro ultimamente ci si stanno mettendo anche squalifiche e infortuni a complicarci i piani».
«Ciononostante mi auguro – prosegue Pavone – che i ragazzi riescano ad esprimersi il meglio possibile, poiché dobbiamo guadagnarci, io compreso, la riconferma per la prossima stagione. Nel calcio si fa presto a passare dall’esaltazione alla depressione, quindi un finale in crescendo deciderebbe, in senso positivo, il destino di giocatori e noi dirigenti».
Al Riviera arriva il Teramo, formazione che nel turno scorso (contro il Martina) è tornata a vincere dopo un’astinenza di quasi tre mesi.
«Sarà una partita difficile. Ho avuto modo di apprezzarlo l’anno scorso e sono sicuro che domenica venderà molto cara la pelle. Mi aspetto un undici attendista pronto a colpire in contropiede: Myrtaj, che in questo è un maestro, è ritornato quello di una volta. Dovremo stare molto attenti».

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