SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Grazie a una brillante operazione congiunta, i Carabinieri sono risaliti a uno dei tre autori della rapina allo sportello della Banca Picena Truentina di Centobuchi, avvenuta il 27 gennaio del 2006 (clicca qui). A tradire il malvivente, che si trovava già in carcere per altri reati, è stato un fazzoletto di stoffa rinvenuto sul pavimento della filiale bancaria.
I Nuclei Operativi dei Carabinieri di Ascoli e di San Benedetto del Tronto lo hanno fatto esaminare dal Ris di Roma, che è risalito al Dna del suo possessore.
In seguito i dati biologici sono stati incrociati con quelli di diversi sospettati, fino ad arrivare ad A.B., pregiudicato originario di Venosa (Potenza), già detenuto presso il carcere di Bollate (Milano).
Il risultato della verifica è inequivocabile, il fazzoletto appartiene proprio ad A.B.. Il pubblico ministero Adriano Crincoli chiede e ottiene l’ordinanza di custodia cautelare in carcere dal giudice per indagini preliminari del tribunale di Ascoli Annalisa Gianfelice.
Per l’identificazione degli altri due rapinatori i Carabinieri stanno compiendo ulteriori indagini e non escludono di arrivare presto anche a loro.
Nel corso della rapina a Centobuchi, i tre malviventi entrarono nella filiale di via XXIV Maggio con il volto nascosto dal passamontagna e si fecero consegnare 15 mila euro minacciando i dipendenti della banca con un taglierino.
I tre scapparono poi a bordo di una utilitaria rubata poco prima ad Ascoli e ritrovata non molto lontano da Centobuchi dopo la rapina.
«L’operazione è frutto di una sinergia perfetta fra i vari reparti dell’Arma coinvolti – commenta il capitano Vaccarini del Comando di San Benedetto – c’è stato un duro lavoro di intelligence ma alla fine siamo risaliti ai rapinatori. Secondo le ultime statistiche nell’80% dei casi le forze dell’ordine riescono a identificare gli autori di questi reati».

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 800 volte, 1 oggi)