SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Ci volevano le ruspe per riavvicinare l’amministrazione comunale di Ascoli ai progetti di sviluppo della Riserva Naturale della Sentina, area che per due terzi della sua estensione è proprietà dell’Arengo. Le ruspe sono quelle che nella mattinata del 21 marzo (qualcuno già chiama questa data “la primavera della Sentina”) rimuovono le ultime recinzioni del maneggio abusivo vicino alla foce del Tronto.
Claudio Sesto Travanti, assessore all’Ambiente del Comune di Ascoli, ammette che la sua proposta di concedere in affitto i casolari della Sentina alla comunità Rom sfrattata da Appignano del Tronto «era una provocazione».
«Ascoli ha sempre condiviso lo spirito della Riserva Naturale – continua Travanti – solo che bisognava consultarci anche prima della legge regionale istitutiva. I proprietari vanno ascoltati sempre. Comunque siamo felici della rimozione degli abusi edilizi nella Sentina, la legalità è un valore da difendere».
Dello stesso avviso il presidente del Comitato d’Indirizzo della Riserva, Pietro D’Angelo: «E’ una data storica, è la prima volta che le ruspe rimuovono degli abusi edilizi nel Comune di San Benedetto. Abbiamo dato il segnale che le regole vanno rispettate. Ora potremo convincere anche coloro che compiono abusi minori dentro la Riserva». Il Comitato ha appena deliberato di dare un «ruolo più incisivo ad Ascoli, che da parte sua contribuirà alla valorizzazione turistica e ambientale della Riserva».
Meno felice sarà il padre di questi abusi, un uomo sambenedettese che da alcuni anni aveva “travisato” il contratto d’affitto con il Comune di Ascoli. Invece che per fini agricoli, il fondo era stato adibito a ricovero di cavalli e animali da cortile. Ben 18 abusi edilizi, rilevati prima dai residenti e poi da un esposto alla Procura della Repubblica da parte dello stesso D’Angelo, nella veste di presidente provinciale dei Verdi. Poi seguirono i sopralluoghi della Guardia di Finanza (clicca qui), l’ordinanza di rimuovere le strutture abusive, una causa di sfratto con l’Arengo, l’avvio di un iter penale tuttora in corso e, infine, la rimozione con le ruspe. Prese in affitto da una ditta e accompagnate da Polizia Municipale, Protezione Civile e tecnici comunali. L’affittuario aveva già cominciato a rimuovere gli abusi per suo conto.
Alcuni cavalli sono stati restituiti ai proprietari, altri di proprietà dell’affittuario rimarranno nel fondo agricolo, almeno fino a quando questi non gli troverà una collocazione alternativa. Continuerà la causa di sfratto promossa dal Comune di Ascoli.

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