SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Alla domanda se Giovanni Xilo (clicca qui) diventerà consulente in pianta organica del Comune, Giovanni Gaspari risponde: «Sì, e non solo lui. Istituiremo nel bilancio un capitolo apposito per gli incarichi di professionisti esterni a questo Comune».
Cosa cambierà nella macchina comunale sambenedettese? Quale sarà il valore aggiunto di queste “professionalità esterne”?
«Spero che alla fine del mio mandato questo Comune possa disporre di un apparato autonomo, che possa lavorare per la città senza bisogno di un imprimatur politico», risponde il sindaco, citando l’esempio della rossa Bologna al tempo dell’elezione del sindaco di centrodestra Giorgio Guazzaloca. La famosa “caduta del muro di Bologna” non intaccò i meccanismi ben oliati di un Comune abituato da decenni a un certo tipo di gestione della cosa pubblica.
«Con Guazzaloca la macchina comunale bolognese continuò a lavorare con i suoi metodi e le sue strategie di sempre», afferma il sindaco.
Cosa che non è successa a San Benedetto dopo le dimissioni di Domenico Martinelli. «Durante il commissariamento questo Comune non ha presentato progetti per acquisire i fondi strutturali europei». Cosa significa ciò per Gaspari? «Qui bisogna capire che ai fini dell’amministrazione e della gestione di un ente pubblico la funzione politica deve essere irrilevante. Al contrario, deve essere rilevante l’indirizzo politico, ma quando finirò il mio mandato voglio lasciare una struttura che lavora con procedure standardizzate».

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