Volontari – non volenterosi – hanno distribuito già i manifesti, tenendosene uno per sé.
Rettangoli da muro tra i più belli che capitino da queste parti infestate da bugiardi lenzuoli-su-ruote inneggianti affari.
Ah che “pPiccolo” poster centopersettanta, di Ugo Nespolo. Affettuoso menhir dai saggi occhi da gatta su fondo senape e note come di Fulvio Roiter. Quatre temps d’une chanson, per volare.
Sui manifesti, la colla che si spanderà leggera luccicherà almeno fino al 17 marzo, quando la diva – per chi se la meriterà – canterà Ferré al Calabresi.
Festival Ferré, come al solito faticato, scoppiettante, imprevedibile. Stavolta anche un po’ fuori tempo. Anticipato. Lampo di (una) sera.
Festeggeranno gli ottanta della ragazza-cult Juliette – con Léo – giovanissimi senza tempo, morbidi rivoltosi, né maledetti né anarchici. Piccola moltitudine di formiche, che romperebbe qualcosa, almeno con l’immaginazione e col cuore.

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