SAN BENEDETTO DEL TRONTO – A seguito delle notizie di stampa apparse venerdì 2 marzo circa l’iscrizione del comandante Nicola Guidi nel registro degli indagati dell’inchiesta sul naufragio del Rita Evelin, pubblichiamo un articolo già apparso sul settimanale Riviera Oggi uscito in edicola il 26 febbraio scorso.
L’iscrizione dell’unico superstite del naufragio del 26 ottobre è dovuta a una formale esigenza procedurale, che è quella di permettere agli avvocati del comandante di accedere a prove, documenti e referti dell’inchiesta. Infatti, contemporaneamente, è stata aperta anche un’inchiesta contro ignoti. Quest’ultimo particolare potrebbe lasciar intendere la direzione verso cui stanno andando le indagini.
Potrebbe riprendere piede l’ipotesi della collisione con un altro natante o addirittura con un sommergibile. Ricordiamo che il naufragio è avvenuto in una giornata di mare calmo e in acque internazionali. L’unica cosa certa che possiamo dire è che sicuramente il Rita Evelin non è affondato per cause naturali (tempesta, onde anomale). Inoltre, ricordiamo cosa ha detto al nostro giornale il costruttore del peschereccio Vittorio Gasparroni: «Con il Rita Evelin ci avrei attraversato anche l’Atlantico».
Nulla di più trapela dalla Procura di Fermo; l’indagine è ancora nelle fasi preliminari e avvocati, periti di parte e periti della Procura attendono di visionare i referti delle indagini svolte dalla Capitaneria di Porto. A breve, infatti, inizieranno a visionare immagini e filmati del relitto ripresi dal robot subacqueo e dai palombari. Saranno visionati anche i cavi delle reti a strascico, recuperati dai palombari durante le operazioni sul relitto, i giubbini di salvataggio dei tre marinai deceduti e tutti gli oggetti riportati in superficie dai palombari. L’indagine rimarrà coperta dal segreto istruttorio, ma gli avvocati contano di ottenere dati concreti da questi accertamenti.
Difficilmente il relitto sarà recuperato, questo pare ormai certo, quindi oltre a questi referti l’elemento più importante dell’indagine è la testimonianza del superstite Guidi. Se c’è stato un urto da parte di un altro natante, è ben difficile dimostrarlo senza portare in superficie il relitto.
Comunque rimane sempre sullo sfondo il problema della competenza territoriale dell’inchiesta, finora mai fatto valere. L’articolo 578 del Codice della Navigazione dice infatti che quando avviene un sinistro navale l’autorità giudiziaria competente è quella del luogo di primo approdo della nave o dei naufraghi. Il seguente articolo 580 del Codice stabilisce che la competenza è determinata dal luogo del sinistro se questo è avvenuto nelle acque territoriali; se invece il sinistro avviene in acque internazionali – come nel caso del Rita Evelin – la competenza è determinata dal luogo di primo approdo della nave o della maggior parte dei naufraghi.
Dunque, visto che il luogo di approdo dell’unico naufrago superstite è stato il porto di San Benedetto, per il Codice della Navigazione la procura competente sarebbe quella di Ascoli.
Intanto il Procuratore di Fermo Baschieri ha dato incarico a due consulenti, l’ingegnere navale genovese Carlo Podenzana Bonvino e il Capitano di Fregata Luciano Ceccacci della Marina Militare di stanza ad Ancona. Questi periti avranno quattro mesi di tempo per visionare i referti in mano alla Capitaneria di Porto.

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