ROMA – Il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema sta relazionando in Senato a proposito della missione italiana in Afghanistan: «L’Italia non si sottrae alle sue responsabilità, ma il rifiuto della guerra è un principio costituzionale a cui si ispira la politica estera dell’Italia, che rifiuta la guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali», ha affermato il Ministro.
«Negli ultimi anni questi pilastri si sono indeboliti, e conseguentemente ciò è avvenuto per la nostra politica estera. Il contesto odierno è però diverso, più favorevole al multilateralismo. E’ nei nostri interessi adoperarci per una soluzione pacifica dei conflitti in una zona così complessa».

MISSIONE IN AFGHANISTAN «Abbiamo chiesto e ottenuto di essere un paese leader nell’organizzazione della missione civile, e di essere anche relatori per il dibattito che, nei prossimi mesi, si svolgerà per le questioni militare» ha detto D’Alema.

«La missione dell’Onu in Afghanistan dopo l’abbattimento del regime dei talebani non ha ancora ottenuto i risultati sperati, anche se è stato abbattuto un regime che ignorava i più elementari diritti umani. E’ stato inoltre creato un esercito nazionale e sono state riaperte le scuole».

«Dobbiamo discutere con l’Afghanistan e con le personalità politiche che rappresentano il paese. Lo dico come uomo di sinistra: gran parte della classe dirigente afghana di oggi ha combattuto da posizioni democratiche e progressiste il regime talebano. Il rappresentante degli esteri afgano viveva a Colonia come rappresentante dei Verdi nel consiglio comunale. Con queste forze dobbiamo discutere sul come sviluppare una strategia più efficace»

«Il governo italiano è convinto che per vincere in Afghanistan dobbiamo rafforzare l’impegno civile ed economico. La Nato deve capire che lì non c’è una sfida della stessa Nato, ma di tutta la comunità internazionale: faccio notare che fra tutti i paesi del mondo non vogliono ritirare le truppe. La Cina e la Russia temono il ritorno dei talebani. Dobbiamo impegnarci in uno sforzo comune, compresa l’Unione Europea».

D’Alema continua: «Abbiamo richiesto una conferenza internazionale di pace in Afghanistan, capace di coinvolgere tutti i paesi della regione; proposta che raccoglie via via consenso (ieri è arrivato un documento congiunto italo-spagnolo in tal senso). La sfida non è facile, ma come il Senato può comprendere, una linea di responsabilità comporta dei vincoli. Non è facile rimanere lì, ma essendo in Afghanistan possiamo coinvolgere l’Onu in una conferenza internazionale di pace.

«Missioni italiane sono state in Cina, India, Giappone, Brasile: in tutti questi paesi si sono allacciate relazioni politiche e opportunità per le nostre imprese (brusio dell’aula, ndr). Il nostro paese può rispondere in maniera dinamica le sfide. Penso ad esempio ad un continente dimenticato come l’Africa, dove Prodi si è recato di recente (applausi dell’aula, ndr)».

PENA DI MORTE «Per noi è un impegno intorno a grandi valori di principio. Ne è testimonianza una campagna nei confronti dell’abolizione completa della pena capitale, una iniziativa di lungo periodo. Ci stiamo adoperando perché vi sia un dibattito nelle Nazioni Unite».

FINANZA E AIUTI «Abbiamo raddoppiato la spesa per aiuti allo sviluppo, che testimonia la nostra volontà di rilanciare la lotta alla povertà come asse della nostra politica estera. Stiamo riformando la cooperazione allo sviluppo, a cui diamo molta importanza, per armonizzare l’assetto italiano ad altri paesi europei, con una collaborazione tra Stato, enti locali e privati. Stiamo anche cercando di ridurre le spese del Ministero degli Esteri».

CONTINUITA’ «La nostra politica estera attuale è nella tradizione della politica estera italiana nel dopoguerra. So bene che le singole scelte della politica estera possono mettere a disagio una parte del Senato e dell’opinione pubblica. Ma la politica non chiede l’adesione entusiasta ad ogni singolo passaggio, ma al disegno complessivo dell’azione a cui il governo si ispira. Credo che questa azione sia coerente con il programma di governo».

«Un paese come l’Italia, che non è una grande potenza, non può ingaggiare sfide di questo livello senza il conforto dell’opinione pubblica: penso ad Israele, all’Afghanistan, alla pena di morte. Il governo, da solo, non potrebbe farcela: chiediamo dunque il consenso più ampio possibile nel difficile cammino della pace».

Applausi dei senatori dell’Unione.

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