SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La mucillaggine sta mettendo in ginocchio gli operatori della piccola pesca a strascico, coloro cioè che buttano le reti nella fascia di mare compresa fra le 3 e le 12 miglia.
La temperatura dell’acqua superiore alla media ha favorito uno sviluppo copioso delle alghe, che formano delle masse spesse e urticanti al tatto. Le maglie delle reti vengono tappate dalle alghe e i pescatori sono costretti a issarle spesso a bordo per ripulirle ed evitare danni ai motori e alle attrezzature da pesca. Una volta portate le reti a bordo, ci si arma di coltello e si inizia a raschiare le reti per togliere lo strato di alghe e sabbia; si tratta di alghe acide, che hanno anche un effetto urticante sulla pelle.
«Le reti in mare si gonfiano di acqua, che poi esce a poco a poco dalle maglie, portando con sé anche il pesce appena preso», ci dice uno dei pescatori giunti in Comune il 19 febbraio per incontrare il vicesindaco Antimo Di Francesco e il sottosegretario agli Affari Regionali Pietro Colonnella.
Gli utili dei pescatori sono talmente minimi da non coprire neanche le spese del carburante.
«E’ raro avere la mucillagine d’inverno, speravamo che le piogge degli ultimi giorni avessero giovato, ma non è andata bene, anzi la mucillagine si è avvicinata alla costa». Dal primo gennaio ventitre imbarcazioni della piccola pesca non escono dal porto.
«Anche i danni subiti dalle attrezzature sono ingenti, chiediamo di riconoscere lo stato di calamità naturale». I pescatori sambenedettesi chiedono il riconoscimento di un contributo finanziario per sopperire ai mancati guadagni, come già fatto dai colleghi abruzzesi.
La Cooperativa Pescatori Progresso ha inviato una richiesta alla Direzione Generale per la Pesca e l’Acquacoltura di Roma, alla Prefettura di Ascoli, all’assessorato regionale alla Pesca, al presidente della Provincia di Ascoli e al sindaco di San Benedetto.

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