SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Tonino Armata, presidente del Movimento cittadino per il Partito Democratico, dà il suo pieno appoggio ai consiglieri comunali Menzietti, Primavera e Urbinati, e alla loro mozione a sostegno del riconoscimento di diritti alle persone che vivono in convivenze non matrimoniali.
Mentre prosegue la discussione a livello nazionale e il Parlamento sta valutando il disegno di legge Bindi-Pollastrini per l’istituzione dei Dico, uno dei più convinti fautori del Partito Democratico nella nostra città espone questo concetto: «La strategia in atto da parte delle gerarchie ecclesiastiche non è solo quella apertamente proclamata di salvaguardare la famiglia, ma piuttosto quella di determinare, giocando sulle divisioni interne, una crisi che travolge il governo della città e rendere impossibile quella saldatura tra forze laiche, di sinistra, cattoliche e società civile che dovrebbe realizzarsi nel futuro Partito Democratico. Un tentativo politico in senso pieno – continua Armata – di una gerarchia ecclesiastica che sembra agire sempre di più come un partito e che sempre di più provoca anche tra i consiglieri che si dichiarano cattolici una reazione di resistenza e di rifiuto».
Armata ritiene vano il tentativo di salvare l’istituto familiare tradizionale, «così come il divieto di propagandare i contraccettivi non arrestò il controllo delle nascite o il fatto che l’aborto fosse reato non impedì il moltiplicarsi delle interruzioni di gravidanza clandestine. Anzi in un mondo poco credente e ancor meno praticante, dare qualche regola e ordine al disordine della convivenza rappresenta quel male minore che la Chiesa spesso è incline ad accettare».
«Si discute poi sulla questione di lana caprina se i patti riconoscessero i diritti di un’unione o si limitino a riconoscere diritti individuali dei contraenti. Ma – afferma Armata – in filo di logica, se questi diritti sociali e patrimoniali hanno origine dal vivere insieme, allora, con tutti i suoi limiti, mi sembra accettabile l’iscrizione all’anagrafe dei conviventi, anche se non congiunta, che rispetta e non minaccia in alcun modo la famiglia e il matrimonio tradizionale».
Insomma, la sottoscrizione di un patto congiunto non metterebbe in pericolo la tradizionale istituzione matrimoniale. Per quale motivo la gerarchia ecclesiastica allora pronuncia con forza un No ai Dico?
«Creare dissidi così forti non aumenterà il distacco fra la Chiesa e società civile? – si chiede invece Armata – quale misera opinione di sé ha invaso la Chiesa per ridurre una visione che dovrebbe essere universale a una faccenda di lobby su una proposta innocua, che riconosce qualche diritto assistenziale ai conviventi di fatto? Una cosa che fra l’altro è già diritto dei parlamentari».

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