SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La manifestazione contro il raddoppio della base Nato di Vicenza, prevista per sabato 17 febbraio, si è caricata nelle ultime ore di ulteriori significati. Da semplice sfilata dei figli (o magari nipotini) dei fiori del Duemila, le ultime vicende che hanno visto sradicare alcune cellule di Brigate Rosse nel Nord Italia, hanno notevolmente aumentato la tensione.
Il Ministro Giuliano Amato, forse, relazionando in Parlamento, ha arrischiato un paragone improprio: «A Vicenza potrebbero saldarsi pezzi di società antagonisti alle Forze di Polizia». Troppo facile, visti i tempi, immaginare un melting pot con brigatisti “giovani vecchi” (copyright di Pietro Ingrao, please), i bruttissimi black bloc, qualche ultrà che cercherà di menare le mani perché a Vicenza non ci sarà il Daspo preventivo, qualche bullo liceale che cercherà i suoi cinque secondi di fama su You Tube, e i soliti, immarcescibili comunistoni del Partito Marxista-Leninista (ci stanno sempre: ma chi li vota?).
Questo pezzo di sinistra movimentista è rimasto incastrato in un vicoletto piccolo piccolo, con, a destra e a sinistra, dei sensi vietati da paura: da una parte, appunto, una feccia che aspetta soltanto di potersi esibire davanti a qualche telecamera per manifestare la propria esistenza, dall’altra, i real-politikini governativi. Con clamorose ipocrisie da nessuno bacchettate: ministri e viceministri e sottosegretari che, con il cuore e con la mente, saranno lì, a Vicenza, con il pueblo unido, ma fisicamente resteranno lontano, a Roma, o davanti a qualche salotto televisivo. Bertinotti ha detto: «Se non fossi presidente della Camera andrei a Vicenza». Sulla stessa falsariga si sono espressi, lacrimoni, i Paolo Cento, gli Alfonso Gianni e compagnia, per non dar dispiaceri al buon Prodi, che glielo aveva chiesto. Ma ci si spieghi che senso ha rallegrarsi di una mancata partecipazione di una mezza dozzina di alti papaveri, se poi, questi, condividono le tesi dei manifestanti.
Dunque, con che animo dovranno sfilare i pacifisti, che vorrebbero trasformare la manifestazione in una festa quasi da boy scout – con i Pax Christi, i comboniani, Zanotelli, i no global e i Disobbedienti di Casarini tutti felici&contenti – contro l’alleato americano che è pronto ad una «nuova offensiva in Afghanistan» (parole d’oggidì del capomastro George Dabliù Bush)?

Si può essere contro le guerre e gli armamenti – il massimo spreco concepibile di denaro e risorse – ghandianamente, senza doversi preoccupare troppo di attaccabrighe di professione, o del pallottoliere del governo Prodi in parlamento?

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