SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel corso dell’interrogatorio dei magistrati del tribunale di Ascoli, Fabrizio D’Intino avrebbe affermato di non aver avuto intenzioni omicide quando la scorsa domenica 11 febbraio si è recato sotto l’abitazione dello zio 47 enne Adamo Cipolloni con un fucile in mano.
Il giovane artigiano di Centobuchi, difeso dall’avvocato Alessandro Angellozzi, è stato interrogato dal giudice per le indagini preliminari Annalisa Gianfelice. Dopo l’interrogatorio è stato riportato al carcere di Marino del Tronto, dove si trova in seguito all’arresto avvenuto in un bar di Centobuchi a poche ore dall’omicidio.
La difesa sostiene che si sia trattato di omicidio preterintenzionale; D’Intino avrebbe voluto solo spaventare lo zio, sparando un colpo di fucile sulle finestre della sua abitazione di via Chienti.
Sparato il primo colpo, D’Intino si sarebbe allontanato a bordo del suo Suv. Non contento, dopo pochi minuti sarebbe tornato sotto casa dello zio, sparando altri due colpi con il fucile da caccia Breda calibro 12 di proprietà del padre.
E proprio questi due proiettili avrebbero ferito a morte Cipolloni, stramazzato al suolo all’interno della sua abitazione.
Il suo funerale si è tenuto mercoledì 14 febbraio presso la chiesa di Cristo Re.

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