SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sul Bollettino Ufficiale Municipale di febbraio è stata annunciata la diffusione di un bando di concorso destinato a giovani tecnici neo-laureati. In base a un atto di indirizzo approvato in consiglio comunale lo scorso 18 dicembre, il Comune avrebbe destinato delle borse di studio a questi tecnici per svolgere la catalogazione del patrimonio immobiliare comunale in vista della progettazione del nuovo Piano Regolatore.
Il 9 febbraio scorso gli uffici di viale De Gasperi rettificano questo atto di indirizzo (clicca qui), non nel suo contenuto sostanziale ma negli aspetti relativi all’inquadramento lavorativo di questi neolaureati.
Non più borsisti, ma collaboratori del Comune di San Benedetto. Fin dal 18 dicembre erano state sollevate perplessità sul fatto che le borse di studio di norma sono legate ad attività di ricerca, e quindi all’università. La contraddizione venne fatta notare dal consigliere di Alleanza Nazionale Giorgio De Vecchis. Cui va il merito di essere stato l’unico consigliere a notare l’incongruità della delibera, tanto da chiederne l’annullamento prima della rettifica del Comune del 9 febbraio.
Ma andiamo con ordine. Il Comune di fatto chiedeva a questi neolaureati una prestazione d’opera intellettuale sotto le mentite spoglie dell’assegnazione di una borsa di studio. Tra l’altro questo errore di fondo avrebbe potuto causare dei problemi di natura assicurativa, dato che i presunti borsisti non sarebbero stati dotati di coperture antinfortunistiche.
«Le cose sono due – si legge nello sbobinamento dell’intervento di De Vecchis nel consiglio comunale del 18 dicembre – o una persona dà un contributo puramente intellettuale e allora si poteva fare un concorso di idee e si premiavano i migliori, oppure uno fa una prestazione d’opera intellettuale intesa come incarico professionale, o lavoro dipendente, o co.co.co., ma questo è lavoro, che sia autonomo, che sia dipendente, che sia parasubordinato, questo è lavoro».

L’esponente di An accusò la maggioranza di tradire i valori della sinistra, incoraggiando la precarizzazione e le forme di lavoro sommerso.
Nei due mesi trascorsi giunta e uffici comunali si accorgono del madornale errore, fino al comunicato stampa del 9 febbraio con il quale si fa la rettifica.
Giovanni Gaspari attribuì il disguido a una mancanza di comunicazione all’interno degli uffici comunali, deprecando la perdita di due mesi di tempo nella pianificazione urbanistica della città.
Nel corso di questi due mesi, prima della rettifica del Comune, De Vecchis richiede un parere al Direttore Provinciale del Lavoro Cristiana Di Muzio.
Questa la risposta, datata 7 febbraio: «(…) Quanto sopra sembrerebbe configurare un rapporto di lavoro di diversa natura, qualificabile solamente al concreto svolgimento dello stesso».

Decodificando, la Di Muzio dice sostanzialmente che la fattispecie in cui ricade questo rapporto di lavoro può essere compresa solo una volta che ha inizio il rapporto stesso. Una sostanziale conferma di quanto voleva sentirsi dire De Vecchis.
Fin qui i fatti. Per il risvolto politico della questione lasciamo la parola al consigliere di An: «Un atto di indirizzo è stato smentito in sordina, anticipando la discussione in consiglio e usando un comunicato stampa. Posso dedurre che abbiano voluto anticipare le mie mosse». Quali mosse?

Il 12 febbraio De Vecchis chiede al consiglio comunale di annullare l’atto di indirizzo e di trovare i giusti inquadramenti contrattuali per questi giovani laureati. «A dimostrazione che l’uso di questi giovani tecnici ci trova concettualmente d’accordo. Ma la delibera era illeggittima».

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