L’orrore quotidiano nasce e muore tra le mura domestiche. La cronaca nera ci offre, giorno dopo giorno, un quadro allarmante dei delitti consumati in famiglia. Il ritmo incessante con cui si succedono certe tragedie non ci consente più di confinarle nella casistica psichiatrica o di attribuirle solo alla degenerazione della società attuale.

Uno degli ultimi casi balzati all’attenzione dell’opinione pubblica ci riguarda da vicino: l’omicidio compiuto sabato sera a Porto d’Ascoli da un giovane carpentiere di Centobuchi, che ha ucciso con un fucile lo zio per presunti dissapori familiari.

Un altro agghiacciante episodio di violenza è accaduto appena ieri sera a Monsano (An), dove un 29enne affetto da schizofrenia, al culmine di una lite, ha colpito a morte il padre con un coltello. Un caso analogo si è consumato oggi a Milano: un tossicodipendente ha ucciso l’anziana madre fracassandole la testa con una spranga.

Se oggi il numero degli omicidi volontari in Italia, secondo un recente rapporto diffuso dall’Osservatorio Eures-Ansa, è in netto calo rispetto a 15 anni fa (-65%, dai 1.695 del 1990 ai 601 del 2005), destano invece preoccupazione le cifre relative ai delitti familiari: nel 2005 la famiglia ha ucciso 174 persone (29% sul totale), confermandosi il principale luogo di violenza, superando i delitti commessi dalla criminalità mafiosa (146 vittime) e da quella comune (91 delitti).

A questo punto è doveroso riflettere e chiedersi perché si continua ad uccidere nell’ambito familiare, che simbolicamente ha sempre rappresentato un luogo di sicurezza e protezione. Le indagini statistiche offrono una risposta superficiale, non esaustiva: gran parte degli omicidi tra “consanguinei” avviene per ragioni passionali (23%), liti (23%) e disturbi psichici (12,8%).

In realtà, occorre risalire alle ragioni profonde che scatenano la cieca violenza tra le mura di casa. L’impressione è che si sottovalutino i segnali premonitori di certi eventi. Gli strumenti per intervenire con azioni di supporto psicologico e giuridico esistono ma spesso, quando emergono le avvisaglie, non vengono tempestivamente attivati.

Purtroppo ancora oggi i drammi domestici sono relegati nell’alveo della follia, rendendo ancora più impenetrabile e “asociale” il nucleo familiare. Nel chiuso delle pareti di casa, anche i più banali rancori, senza un’adeguata comunicazione con l’esterno, possono ingigantirsi e prima o poi sfociare in follia omicida. Diventando, solo a tragedia avvenuta, carne da macello per talk show trasformati in tribunali sommari.

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