SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il nuovo corso dell’Italia del volley riparte da Gian Paolo Montali e Massimo Barbolini. Lunedì il presidente della Fipav Carlo Magri ha confermato gli allenatori che l’estate scorsa hanno guidato le nazionali, quella maschile e femminile, nelle rispettive avventure mondiali. A referto un quarto e un quinto posto. Si tratta della peggiore stagione azzurra dal 1989.
I risultati conseguiti in Giappone stridono con quelli del recente passato: l’Italdonne deteneva il titolo (Germania 2002), gli uomini erano chiamati a riscattare la delusione maturata nell’edizione precedente, quando non salì nemmeno sul podio, inaugurando, dopo tre ori consecutivi, la stagione carioca (il Brasile ha infatti vinto sia in Giappone, che in Argentina, nel 2002).
Bartolini e Montali hanno dalla loro un contratto fino al 2009, ma la loro riconferma, alla vigilia della nuova stagione, la World League per i maschi, il Grand Prix per le donne, arriva tra mille polemiche. Più per il secondo invero, che non per il primo. L’attuale tecnico della Despar infatti ha dalla sua una sorta di “credito” morale nei confronti della Fipav, essendo subentrato a Bonitta proprio alla vigilia del Mondiale nipponico.
Quella di Montali invece è un’investitura che sorprende, e molto, non solo perchè il rapporto tra il tecnico di Traversetolo e le varie componenti – giocatori, società di A1 e la stessa stampa – non è idilliaco (eufemismo), ma anche perchè non pare più solidissimo nemmeno il feeling con quel Carlo Magri, presidente Fipav, già compagno di avventura a Parma. Insomma: valeva davvero la pena dare fiducia a Montali? O forse è una scelta fatta in ossequio al suo contratto, che scade, come detto, nel 2009? Eppure i tempi per un addio, per un allenatore che in ogni caso ha dato tanto al volley italiano – due ori europei (2003 e 2005) e un argento all’Olimpiade di Atene, nel 2004 – sembravano maturi. Ma tant’è.

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