Nella seduta dell’8 febbraio 2007 il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge DICO, che tratta i diritti ed i doveri delle persone stabilmente conviventi, con la finalità di garantire una tutela anche a chi, non sposato in Comune o in Chiesa, si trova a convivere con il proprio partner.

I DICO hanno scatenato un vero e proprio putiferio. Perché?

Perché il Disegno di Legge individua i diritti e i doveri non di quelli che vivono insieme per ragioni di lavoro, ma di coloro che convivono stabilmente e sono legati da vincoli di affetto, solidarietà e di reciproca assistenza.

Anche se sono dello stesso sesso.

Tra i diritti riconosciuti: assistenza in caso di malattia o ricovero del convivente, riduzione dell’imposizione fiscale in caso di successione testamentaria, possibilità di partecipare alla successione legittima, riconoscimento di agevolazioni in materia di lavoro e la possibilità di subentro nel contratto di locazione in caso di morte o di cessazione della convivenza.

In pratica gli stessi di due persone etero sposate.

Da qui i vari commenti, titoli di giornali, iniziative.

Dal Vaticano si ribadiscono le posizioni cattoliche: “Il Papa: «I Dico fuori dalla legge naturale»” e “Sui Dico il Vaticano e Ruini lanciano la scomunica ai cattolici“. Dai giornali emergono le voci politiche “Dico. E ora si temono i permessi di soggiorno facili“, ed anche “Berlusconi contro i Dico, “matrimoni di serie B” “Lascio libertà …“, mentre Il Giornale afferma che “È più facile divorziare che uscire dal Dico“.

D’Onofrio (Udc) sui Dico afferma: “Compromesso mal riuscito a spese del diritto familiare“, mentre Villani (Fi) la butta su “I Dico? Più che di Pacs parlerei di Gaffes“.

Su Radioradicale.it si immaginano invece scenette quotidiane: «Un ragazzo, accompagnato da un immenso senso di vergogna, si avvicina alla sua ragazza, con cui convive da anni e le dice: “Facciamo il DICO?”… I più penserebbero a una pratica sessuale importata dall’Oriente o a un rito di digiuno e astinenza ispirato a qualche religione scintoista. Invece è molto peggio».

Le donne di Women.it manifesteranno in piazza, a Bologna con lo slogan “Non te lo dico, te lo raccomando“, per mettere in evidenza come sia ridicolo il passaggio dell’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno alla persona con cui si convive come perfezionamento del DICO.

In tutto questo pandemonio, Prodi afferma: “Sono molto sereno, le polemiche non mi turbano” (La Repubblica).

Interessante invece il legame con la storia: i DICO esistevano già al tempo di Alessandro Magno – come si può leggere sul sito di Adnkronos.com – e l’unione anche allora poteva essere omosessuale. Lo scrittore Franco Cuomo ha infatti affermato che: «Si chiamavano “patti di pace o di amicizia” e anche allora si dovette mediare con la Chiesa».

Ma la nostra epoca non è da meno.

Nella televisione del 2007, dove imperversano (e fanno moda) ogni tipo di reality, modelle scolpite nel marmo, modelli saturi di muscoli, si è discusso moltissimo di una fiction (la prediletta dalle famiglie italiane), “Un medico in famiglia“. Il medico Oscar – gay dichiarato – si fidanzerà con un altro medico, un pediatra. Da qui è nata la polemica: Tv Sorrisi e canzoni, infatti, si spinse oltre la reale storia e scrisse che “i due andranno a convivere con la bambina di Oscar” (avuta dalla sua precedente unione con Jessica, quando non sapeva di essere gay).

Lino Banfi – nonno Felice nella fiction -, sul suo blog, ha affermato che «(…) i politici che non aspettavano altro per rilasciare le loro solite dichiarazioni. Mi viene da pensare che la polemica sia strumentale. In questo periodo si discuterà di Pacs in Parlamento e le divisioni sull’argomento non hanno colore politico ma sono, come si dice, trasversali. Fatto sta che favorevoli e contrari sfruttano ogni occasione per portare acqua al loro mulino. Questa è una di quelle occasioni: una vicenda decisamente secondaria all’interno del Medico in famiglia scatena tutti i dietrologi di turno che ci vedono un “preciso disegno di condizionamento delle coscienze“. Esagerati. Per una semplice fiction che racconta la realtà per come è, senza nascondersi dietro a un dito» (http://www.linobanfi.it/).

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