Crescono le unioni di fatto, scendono i matrimoni. Le cifre diffuse oggi dall’Istat non lasciano spazio a dubbi. Sono infatti 500 mila le coppie che hanno scelto di formare una famiglia al di fuori del matrimonio. Di contro, nel 2005 le nozze celebrate sono state solo 250 mila euro. Un trend negativo iniziato sin dal lontano ’72, quando nel Belpaese si registrarono 419 mila matrimoni.

A conferma di questa inesorabile inversione di tendenza, le informazioni raccolte dall’istituto di statistica sulle nascite avvenute fuori dal matrimonio. Ad oggi sono 80 mila i bambini nati da unioni libere, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa.
Insomma, le tanto discusse coppie di fatto sono diventate un fenomeno sociale non più trascurabile, sintomo di un significativo mutamento delle dinamiche familiari.

La domanda, a questo punto, sorge spontanea: si può continuare a far finta che questa realtà sia marginale? Se un milione di persone oggi sceglie consapevolmente la via della convivenza, è quanto meno doveroso domandarsi se non sia giunto il momento di offrire una benché minima forma di tutela giuridica a questo consolidato “spaccato” di società.

Nessuno stravolgimento dell’ordine costituito, nessuna figura giuridica alternativa al matrimonio: si tratterebbe solo di riconoscere dei diritti a chi non ne ha, senza per questo minare le fondamenta della famiglia “naturale”.

E’ una questione di diritto e di coscienza, estranea ad ogni pregiudizio ideologico o credo religioso. Per dirla con le parole di Vittorio Bachelet, un laico profondamente cristiano, «bisogna essere autenticamente figli della Chiesa e cittadini del proprio Stato».

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