SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il congresso dei Ds partirà dai primi di marzo e dal 18 al 20 aprile si terrà il congresso nazionale. All’ordine del giorno ci sarà la costituzione del nuovo Partito Democratico, cioè quel soggetto politico che dovrebbe nascere dalla fusione di Ds e Margherita. Non mancano gli scettici all’interno della Quercia e molti di loro presenteranno al congresso una mozione alternativa (“A sinistra per il socialismo europeo”) e la candidatura a segretario nazionale di Fabio Mussi.
Il segretario provinciale della Sinistra Giovanile Giorgio Mancini parla di “ritorno del Manuale Cencelli” («La Margherita ha già deciso tutto. Un patto fra i maggiorenti ha stabilito centralmente le quote che spettano alle diverse correnti. Potremmo depositare oggi da un notaio i nomi dei dirigenti del Pd che saranno, ovviamente, democraticamente scelti e tutti nuovi almeno da 20 anni. Gli intellettuali che hanno coltivato il sogno del partito democratico sembrano avviliti»).
Per Mancini è improponibile la mozione che «vuole il partito Democratico, che propone che i Ds non si sciolgano e che si resti nel Partito Socialista Europeo».
Se davvero i Ds hanno esaurito la capacità di espansione elettorale, per Mancini tanto vale cambiare la classe dirigente del partito, piuttosto che scioglierlo.

«Ds e Margherita si stanno trasformando in partiti personali, nell’indifferenza o nello sconcerto sostanziale degli iscritti, almeno di quelli veri. Nessuno sa quanto durerà questo centrosinistra – continua Mancini – se riuscirà a cambiare questo paese e a vincere le prossime elezioni, ma tutti sono mobilitati nella ricerca del leader del futuro prossimo. Ci sarebbe da pensare a come riannodare i fili con una società e con un elettorato che i sondaggi danno in fuga. Ma è come prima del 2001: a sinistra si litigava la leadership e Berlusconi si occupava degli elettori. Il dominio di partiti personali, disponibili a qualunque strategia e alleanza purché si vada dove è più conveniente per i capi, crea l’antipolitica e dei partiti che costano un occhio della testa. I nuovi costi della politica riproporranno a breve la questione morale».
Se ormai non si può più dare la colpa al Cavaliere, c’è solo un dato su cui riflettere: «Questo è l’effetto di una lunga crisi culturale e politica della sinistra. È il tema di una sinistra che perpetua le proprie anomalie, che aggira gli ostacoli, che vende, a ogni svolta, gli ultimi pezzi dell’argenteria di casa, che arretra precipitosamente».
Mancini poi lancia un messaggio alle giovani leve del partito: «I dirigenti più giovani, spesso, aspettano ansiosi di essere prescelti e cooptati, mai toccati dal sospetto che in politica il parricidio è una virtù».
In conclusione, pare che nel futuro prossimo la sinistra si troverà di fronte a un bivio: «Solo con una vera e severa discontinuità può vivere. Se va dall’altra parte muore. Il Pd, per come ce lo stanno cucinando, è veleno per la sinistra. Chi pensa di aver già vinto rischia di trovarsi a capo di un esercito piegato dal mal di pancia»

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