SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Il piano regolatore elaborato dal professor Piergiorgio Bellagamba non è frutto della volontà della maggioranza nell’amministrazione Martinelli». Si risentono gli echi polemici della travagliata amministrazione 2001-2005, quando in commissione consiliare Urbanistica viene a relazionare il progettista allora incaricato di disegnare le linee di sviluppo della città.
Bellagamba ha relazionato sui quattro anni di lavoro svolto. L’intenzione era quella di far conoscere le linee guida del suo lavoro a quei consiglieri comunali che mancavano nella precedente legislatura.
Sul finire della riunione c’è stata una discussione sulla “paternità” politica di questo elaborato. E dai banchi della minoranza è emersa una richiesta ben precisa alla giunta Gaspari: «Diteci cosa volete mantenere del Prg di Bellagamba e cosa secondo voi non va». Il presidente Luca Vignoli convocherà dunque a breve un’altra seduta della commissione.
I capisaldi del Prg di Bellagamba sono i punti di “centralità urbana”, ovvero 14 luoghi della città che dovrebbero servire come collante urbanistico di un centro che si sviluppa sulla direttrice nord-sud. Il salto di qualità per San Benedetto, secondo Bellagamba, sarebbe dovuto partire dalla riscoperta dei legami con l’entroterra collinare. Anche i tanti torrenti che innervano la città devono considerarsi come una risorsa e non come un luogo di degrado.
Un altro punto cardine del progetto di Bellagamba – ma su questo punto pare che la nuova progettista Zazio abbia le idee diverse – è la distribuzione dell’edilizia residenziale pubblica nel tessuto urbano. Bellagamba critica la realizzazione di edifici popolari separati e in periferia, puntando invece su una distribuzione degli alloggi popolari nel centro cittadino.
«Una straordinaria carta da giocare per questa città è l’area che va dall’ex tirassegno alla ex Gil», ha previsto il progettista.

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