SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Niente più trasferte organizzate, diffide preventive anche ai minorenni, divieto di giocare di sera per le gare a rischio, porte chiuse (almeno domenica prossima) per gli stadi non a norma. Sono dure le scelte del governo (ma noi avremmo preferito un’altra domenica di pausa, per aiutare ancora a riflettere) per arginare la violenza nel calcio. Scelte che, improntate, vista l’urgenza, alla mera repressione, raccolgono comunque l’appoggio della maggior parte dei tifosi.
Ma nessuno creda che il male venga solo dalle curve italiane. La tragedia della morte di Filippo Raciti dovrebbe, quantomeno, aiutare tutti coloro che sono coinvolti, a vario titolo, attorno a questo sport, a correggere il tiro.
Invece si è avuto un assalto “alla diligenza” da parte delle società sportive, nelle ultime ore, timorose di perdere l’incasso settimanale. Il presidente del Napoli De Laurentiis ha addirittura parlato di scelte fasciste, ma non ci risulta che abbia mai espresso parole così forti quando i tifosi partenopei sono stati coinvolti in situazioni spiacevoli. Ma se il calcio ha i suoi Carraro e i suoi Matarrese, qualche motivo ci sarà.
La torta da spartire è grande, ma è sempre più piccola per certi signori: che da anni accettano di tutto, a discapito dei “veri” tifosi calcistici, obbligandoli a seguire partite il venerdì sera, il sabato alle 18, il lunedì sera, ovvero nel giorno e nell’ora meno appropriate di tutte per disputare una partita di calcio, specie d’inverno.
Basta con la violenza stupida e idiota, ma basta, allo stesso tempo, con le società quotate in borsa (ma il calcio è uno sport senza scopo di lucro – ed educativo – o una fabbrica?), con le trasmissioni demenziali televisive, con i debiti fiscali “spalmati”, con i campionati decisi ad agosto a suon di carte bollate, con gli arbitrati che scontano le sentenze sportive a seguito di massicce campagne stampa.
Ma, crediamo, dopo Calciopoli anche questa resterà una occasione persa.

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