SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Giorni difficili per il calcio italiano. Ore di incertezza tra riunioni, summit, decreti, misure speciali, polemiche, nervi a fior di pelle.
Se la serie A e la cadetteria vivono nel dubbio – stasera, al massimo giovedì mattina, sulla base degli sviluppi del Consiglio straordinario dei ministri che nel tardo pomeriggio si terrà nella Capitale, dovremmo finalmente sapere se i campionati riprenderanno – la serie C sta messa ancora peggio.
Dato quasi per scontato che Macalli e compagnia seguiranno le decisioni che verranno prese “al piano di sopra” (tradotto: ripartite? Facciamo altrettanto pure noi), uno dei nodi da sciogliere, forse il più difficile, è quello degli stadi. Tutti gli impianti, escluso il Curi di Perugia, di terza e quarta serie sono “fuorilegge”. Che significa? Che nessuno stadio, compreso il Riviera delle Palme di San Benedetto, ha ottemperato alle principali misure contemplate dal decreto Pisanu, convertito in legge nell’ottobre del 2005: tornelli, zona di prefiltraggio, impianto di videosorveglianza, biglietti nominativi, posto di polizia attrezzato per la sicurezza, steward e posti numerati.
La Samb, come tante società di C (Avellino, Ancona, Foggia e Salernitana, tanto per citarne qualcuna), ha eluso il citato decreto del ministro dell’Interno, evitando così i lavori di adeguamento e spese onerosissime, abbassando la capienza sotto il tetto delle 10 mila unità.
Una via di fuga che ora, alla vigilia dell’approvazione del decreto d’urgenza contro la violenza calcistica, potrebbe non bastare, visto che si sta pensando di abbassare la soglia di “tolleranza” dalle 10 mila alle 5-7 mila unità. Nell’eventualità, eludere nuovamente il decreto Pisanu potrebbe essere rischioso per il Riviera, impianto che tradizionalmente ospita un pubblico capace di esprimere grandi numeri anche nelle categorie più infime. Quest’anno magari, con la Samb che punta alla salvezza (la media è di poco inferiore ai 4 mila spettatori a partita), non ci sarebbero grandi problemi, ma in previsione futura, nella migliore delle ipotesi, 7 mila posti non sarebbero sufficienti.
Domani, giovedì, l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive si pronuncerà in merito agli stadi a norma. Pochi in A e in B. Nessuno, come detto, in serie C. Non ci è dato sapere se il Viminale prenderà in esame anche questi impianti, oppure girerà nelle mani di chissà chi la “patata bollente”.
A Roma, dall’Osservatorio nazionale, bocche cucite, mentre la Prefetttura di Ascoli Piceno fa sapere che «il ministero non ha inviato nessuna nota nella quale ci vengono richieste informazioni sullo stadio di San Benedetto. Per ora ci stiamo occupando solo della questione relativa al Del Duca».
Il quadro insomma è poco chiaro. Domanda: per gli stadi che hanno una capienza al di sotto delle 10 mila unità si arriverà a un’ulteriore deroga, oppure stavolta, per davvero, varrà la tanto decantata “tolleranza zero”, con gli impianti della Penisola, senza distinzioni di categoria e di capienza, non a norma costretti a chiudere i battenti?
In soldoni: se davvero si ripartirà, domenica le porte del Riviera, dove si giocherebbe Samb-Salernitana, si apriranno solo per addetti ai lavori e giornalisti? Che tristezza.

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