SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Nell’esprimere il più profondo cordoglio, come uomo di sport prima ancora che come amministratore pubblico, per la tragedia verificatasi a Catania, non posso che concordare con i provvedimenti che il Governo si accinge ad adottare per stroncare un fenomeno, quello della violenza che ruota attorno al mondo del calcio, che è drammaticamente cresciuto in questi anni».
L’assessore allo Sport pronvinciale Nino Capriotti non poteva esimersi dall’intervenire sulla questione che sta tenendo con il fiato sospeso l’intero Paese. Per l’esponente della Giunta provinciale la situazione può migliorare, a patto però che si metta a fuoco il cuore del problema: « L’adeguatezza degli impianti in cui si svolgono eventi che coinvolgono migliaia di persone».
La proposta di Capriotti è quella di rivedere gli stadi di casa nostra sulla base del modello inglese. Sentite: «Gli impianti italiani sono assolutamente inadeguati e le Amministrazioni comunali che ne sono spesso proprietarie non hanno le possibilità economiche di intervenire per ammodernarli. Credo che sia giunto il momento di ripensare radicalmente il rapporto tra Comuni e società sportive».
In che modo? «Le società devono prendersi l’onere di gestire anche la struttura in cui si svolge la loro attività» , seguita l’assessore allo Sport. «Per far questo, ovviamente, devono avere una ragionevole prospettiva di rientro dei notevoli investimenti che saranno costrette ad effettuare. Le forme di questo rapporto potranno essere le più varie, ma non vedo altre soluzioni che trasferire ai sodalizi professionistici la gestione, anche per lungo tempo, degli impianti con la possibilità di integrarvi strutture polivalenti e servizi che rendano l’operazione economicamente sostenibile».
“Ricetta” che può andare bene per gli impianti che possono esssere ristrutturati, ma per altri, fatiscenti, come per esempio il Del Duca di Ascoli, quale sarebbe la soluzione?
«Fui attaccato da alcuni sapienti esponenti del centrodestra per aver proposto uno stadio nuovo a metà strada tra Ascoli e San Benedetto. Chiedo a tutti se oggi, alla luce di quanto sta accadendo, sia una proposta fuori dal mondo. L’esempio ce lo dà il rugby: stiamo lavorando a un accordo che porti le tre società di San Benedetto, Ascoli e Castel di Lama a realizzare un nuovo unico impianto al confine tra i territori di San Benedetto e Monteprandone. Il Comune sambenedettese è pronto a mettere a disposizione l’area, lavoriamo perché, con il sostegno della Provincia, possa sorgere quest’impianto a servizio di tutte le società».

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