ROMA – Il presidente della Lega di serie C Mario Macalli commenta duramente i tragici fatti di Catania che hanno portato alla morte dell’ispettore di Polizia Filippo Raciti: «La soluzione è che bisogna stare fermi sine die, anche un anno, due anni, quello che serve. Perchè questo non è calcio», esordisce ai microfoni di Datasport, «I ciarlatani, quelli che continuano a parlare, la devono smettere di parlare. Punto».
Catania, però, non è stato un fulmine a ciel sereno, e questo Macalli lo mette in evidenza: «La settimana scorsa hanno ucciso un uomo in terza categoria, a pedate, lo si è già dimenticato? Terza categoria, terza. Non avete mai visto al mattino le partite dei settori giovanili? O di terza e seconda? In Serie A ci sono commentatori televisivi che da trent’anni non vedono una partita e parlano di calcio. Ma cosa si sta dicendo? Smettetela, il calcio è un’altra cosa e adesso siamo stanchi noi. Perché, se il commissario non fermava, la C si fermava da sola».
Quale strada, però, bisogna percorrere per venire fuori da questa impasse?
«La soluzione la devono trovare i governanti, che quando fanno delle normative di legge le devono fare pregnanti. Era stata fatta una norma e, da pregnante è arrivata in mano a loro e l’hanno sfasciata. Oggi si permettono anche di dire qualcosa o di reclamare? Per piacere. In Italia va così. Continuiamo a parlare degli inglesi, ma gli inglesi sono persone serie: quando fanno qualcosa lo fanno seriamente. Lì chi sbaglia paga, qui non paga mai nessuno. Lo stadio è un luogo di impunità totale, dove tutti possono andare e fare quello che vogliono con gli striscioni. Abbiamo le televisioni, la Rai con la Domenica sportiva che anni fa premiava la curva più bella. Siamo matti? Dove vogliamo andare a finire?».
Lo stop, soprattutto se a oltranza, potrebbe creare problemi alle società maggiori per la questione dei diritti televisivi, un’altra voce che Macalli non vuole nemmeno sentire: «Forse quando i giornali parlano di calcio parlano di un’altra cosa rispetto a quella di cui parlo io. Perché, se si dice che il calcio è quello dei diritti, abbiamo finito di parlare di calcio. Il calcio è un’altra cosa. Il calcio è quello che ha 90 società in Serie C, ne ha 3.000, 4.000, 5.000 nei Dilettanti. Questo èil calcio, non è il calcio di 20 società. Sapete quanto ce ne frega a noi dei diritti televisivi?».
Lo sfogo èin favore di quelle società che esistono soprattutto in funzione della passione: «Siamo una fabbrica di debiti, ma i giornali non parlano mai dei presidenti della Lega di Serie C, che mettono i quattrini. Gli altri li prendono, i soldi, e la cosa è diversa. Si parla sempre di quelli che prendono, non di quelli che pagano. Questa non è informazione, è disinformazione. Quelli non sono manager, sono magnager».
Di cosa ha bisogno, allora, il pallone?
«Il calcio ha bisogno di tante cose: di ordine, sicurezza, che tutti siano trattati come meritano. Ha bisogno di verità. E la verità non c’è perchè l’informazione non c’è. Perchè se Del Piero ha l’unghia incarnita, lo si scrive, ma se un presidente ci mette tre miliardi all’anno, alla stampa non frega niente. E questo non è calcio».
Se Pancalli tra una settimana dicesse ripartiamo, cosa succederebbe?
«Per me non va bene. Noi faremo quello che riterremo di fare. Il Consiglio di Lega deciderà. E’ interesse del calcio. Ma sono convinto che il commissario, essendo una persona seria, non farà cose strane».
La Serie C, quindi, è disposta a fermarsi a oltranza?
«Sicuramente si. Non c’è più possibilità di giocare a calcio. Stiamo fermi. E diamo dei segnali seri».
CONSIGLIO DI LEGA Martedì mattina intanto, alle ore 11, il Consiglio direttivo si riunirà per «una valutazione politica dell’attuale momento del calcio italiano dopo il luttuoso evento di Catania. Verranno anche studiate le date del calendario delle serie C1 e C2, per tenere pronte una o più varianti, legate alla durata dello stop giustamente imposto dal commissario Pancalli».
Macalli farà un passo indietro rispetto a quanto dichiarato nel pomeriggio a Datasport, oppure bloccherà a oltranza i campionati?

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