SAN BENEDETTO DEL TRONTO – È l’8 marzo 1978 quando sul grande schermo irrompe il carretto di un robivecchi che, pedalando sul lungomare di Ostia, grida: Ecce Bombo! Sono gli anni di piombo, pochi giorni dopo sarà sequestrato Moro. Il cinema italiano si culla sui film di genere (vedi poliziesco) e sulla commedia vecchio stampo. I migliori girano all’estero (Antonioni e Bertolucci). Tranne rare eccezioni. Una di queste è Nanni Moretti.

Dopo Io sono un autarchico (1976), il regista di Brunico si guarda riflesso, disegna il suo autoritratto e gli regala il nome di Michele Apicella. Ecce Bombo è il suo viaggio dolceamaro (probabilmente la sua migliore pellicola) tra amicizia, amori e famiglia, all’interno di una società rimasta orfana del ’68.

I baffi e i capelli lunghi, il telefono col filo e i gettoni nelle cabine, il linguaggio dei giovani, le radio libere, le sedute di autocoscienza, il rock ed il cinema d’essai, le nevrosi familiari e gli scatti di chi si mette costantemente in discussione. Le domande prive di risposte.

Tutto è stretto nella morsa di una solitudine spogliata di qualsiasi artificio estetico: le parole sono nude così come tutti i personaggi di fronte a loro stessi. («Come campi?» «Giro, vedo gente, mi muovo, faccio delle cose»). I dialoghi di Michele sfociano involontariamente nel comico come se Buster Keaton vegliasse dall’alto («Che dici vengo? Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Michele vieni di là con noi, dai” ed io “Andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo») .

Sullo sfondo una Roma che ingabbia l’insofferenza di chi aveva un sogno. Senza carezze: la dolce vita di Fellini non è mai stata a queste latitudini. Il film diviene l’organica successione di istantanee che immortalano la disillusione di una generazione. Ma di quale? I vuoti di allora non somigliano forse a quelli di oggi? Le ferite, nuove ed antiche, lasciano sempre fuoriuscire il fluido vitale. La perdita dei sensi genera un’immobilità non voluta che disorienta: si attende l’alba di un nuovo giorno, ma all’improvviso si scopre che il sole beffardo sorge alle spalle. Ecce Bombo non è nato per far sorridere ma se lo fa è perché funziona esattamente come uno specchio. C’è da preoccuparsi?

Il film sarà proiettato al Cinema Calabresi alle ore 21:30 nell’ambito della programmazione del cineforum Buster Keaton.

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