SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Dal fiume Tronto al Paese Alto i pericoli per la cittadinanza possono essere diversificati a vari livelli ma tutti e due possiedono un unico denominatore e cioè il rischio oggettivo». Per l’esponente di Alleanza Nazionale Benito Rossi i due principali pericoli idrogeologici della città necessitano di interventi strutturali: «Alla luce di quanto è successo nel 1992 non ci saranno attenuanti di nessun genere. Anche al Paese Alto non sarà più possibile appellarsi alle responsabilità della calamità naturale». Le frane continue sono un segnale pericoloso, che deve suscitare una oggettiva paura.
Per quanto riguarda il Tronto, anche l’altro esponente di An Pasqualino Piunti raffredda gli entusiasmi su una presunta maggiore sicurezza e ritiene che non si potrà eliminare il rischio di alluvioni fino a quando non si costruiscono i nuovi ponti stradali e ferroviari.
«Considerando che per cominciare i lavori sul ponte ferroviario bisognerà prima attendere il termine del nuovo ponte stradale, passeranno almeno tre anni. Siamo sicuri che nel frattempo basterà la pulizia di qualche sottopasso?».

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