Aprile 1963 Giuseppe Plaitano, 48enne tifoso della Salernitana, è il primo morto da stadio in seguito ai sanguinosi scontri tra la polizia e i tifosi. E’ il 28 aprile del ’63 e allo stadio Vestuti (l’impianto che precedette l’attuale Arechi), si disputa un incontro decisivo ai fini della promozione in serie B tra la Salernitana e il Potenza. In vantaggio gli ospiti, al minuto 42, ma il gol è viziato da un evidente fuorigioco. Nella ripresa i padroni di casa provano in tutti i modi a pervenire al pareggio. Quando manca una manciata di minuti alla fine un attaccante granata viene atterrato in piena area di rigore potentina. Sembra rigore, ma l’arbitro Gandiolo di Alessandria lascia proseguire. Il pubblico del Vestuti si rivolta: vengono divelte le reti di protezione del settore distinti e comincia l’invasione di campo dei tifosi di casa. Ha inizio la guerriglia che coinvolge le due tifoserie e la polizia. Un poliziotto spara in aria: tragica fatalità il colpo raggiunge la tribuna, dove è seduto Plaitano.
Dopo pochi giorni però il “caso” viene archiviato. La versione? Poco convincente, o quantomeno non attinente ai fatti e alle testimonianze dell’epoca: il decesso dello sfortunato tifoso campano viene attribuito a un collasso cardiaco o allo schiacciamento del torace. Dallo stesso Plaitano prese il nome un gruppo ultras salernitano.
Ottobre 1979 Vincenzo Paparelli è la seconda vittima del teppismo calcistico in Italia. Paparelli, tifoso laziale, poco prima delle 13.30, quando manca un’ora all’inizio del derby capitolino, viene colpito a un occhio da un razzo sparato dalla Curva Sud, tradizionale sede dei sostenitori romanisti più accesi. Il razzo, sparato da un ragazzo di appena 18 anni, attraversa tutto lo stadio e finisce la sua tragica “corsa” sul volto del povero Paparelli, causandogli lesioni gravissime. Per l’uomo, trasportato immediatamente in ospedale, non c’è nulla da fare.
Febbraio 1984 Triestina-Udinese, partita di Coppa Italia. Le due tifoserie sono divise da una nota rivalità. Dopo il 90° scoppiano gravi incidenti che obbligano le Forze dell’Ordine ad intervenire. Nel corso di questi scontri il tifoso triestino Stefano Furlan muore in seguito a delle gravi lesioni cerebrali, causati dalle percosse infertegli dalla Polizia. L’episodio ebbe una rilevanza mediatica inferiore rispetto a quella che fece seguito al citato Paparelli, probabilmente proprio perché la responsabilità dell’accaduto venne attribuita alle Forze dell’Ordine.
Da allora la curva dei tifosi triestini è intitolata proprio a Stefano Furlan.
Ottobre 1984 Dramma fuori dallo stadio San Siro di Milano. Al termine della partita Milan-Cremonese un giovane tifoso rossonero viene accoltellato a morte da un altro tifoso del Diavolo. Assurda la dinamica dell’episodio: Marco Fonghessi, questo il nome dello sfortunato ragazzo, da Cremona si reca a Milano insieme a un gruppo di amici per assistere alla partita del Milan. La targa della loro auto attira l’attenzione di un gruppo di tifosi meneghini, che circondano la vettura e con un coltello tagliano le gomme della stessa. Fonghessi reagisce e viene raggiunto da una coltellata, sferrata da un giovane di appena 18 anni. Trasportato in ospedale muore dopo poche ore. Le reazioni dell’opinione pubblica? Di condanna, anche se il mondo del calcio, nella persona del Presidente del CONI Carraio commenta così: «E’ un fatto che ci addolora e allarma, ma è accaduto fuori dallo stadio».
Campionato 1988-89 Stagione tristissima per il calcio italiano, alla luce di tre tragedie. La prima, in ottobre, allo stadio Del Duca di Ascoli, al termine della partita tra i bianconeri e l’Inter. Nazzareno Filippini, tifoso bianconero di 32 anni, resta gravemente ferito nel corso di una violenta rissa scoppiata tra le opposte fazioni. Vennero arrestati quattro esponenti della curva nerazzurra.
Il 4 giugno ’89, prima di Milan-Roma muore Antonio De Fanchi, tifoso giallorosso di 18 anni. De Falchi raggiunge lo stadio con tre amici; una ventina di ultras milanesi tentano di aggredirli e durante la fuga De Falchi viene stroncato da un arresto cardiaco. Dei tre tifosi milanisti finiti a processo, solo uno venne arrestato e poi condannato a 7 anni di reclusione.
Passano pochi giorni e il 18 giugno, penultima giornata di campionato tra Fiorentina e Bologna, avviene un’altra tragedia. Il treno coi tifosi emiliani diretti in Toscana subisce un agguato da parte degli ultras fiorentini. Alla fitta sassaiola segue il lancio di una bottiglia molotov che esplode all’interno di un vagone e provoca il ferimento di due tifosi toscani, uno dei quali risponde al nome di Ivan Dall’Oglio, appena quattordicenne. Non ci “scappa” il morto, ma Dall’Oglio rimane irrimediabilmente sfigurato al volto.

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