SAN BENEDETTO DEL TRONTO – C’è un pallone che rotola. Ci sono interessi, televisioni, milioni, addetti ai lavori e appassionati. Rotolava e doveva continuare a rotolare. Quello stesso pallone si è fermato. Sangue, violenza e morti. Sì, morti. Tanti, troppi. Diciamo una quindicina. Da Giuseppe Plaitano, era il 28 aprile 1963, passando per Paparelli, Furlan, Fonghessi, De Falchi, Filippini, Colombi, Moschella, Spagnolo, Di Maio, Currò.
L’ultimo della lista è un poliziotto: l’ispettore Filippo Raciti. Catania-Palermo è l’ultima partita finita sotto la lente d’ingrandimento, ma la lista degli orrori dell’italico pallone è, ahinoi, lunghissima. Domanda: perché solo adesso si è deciso di dire basta? Proviamo a rispondere: perché quel pallone di cui dicevamo, ricordate gli interessi, le televisioni, i milioni, i Biscardi, i Moggi e compagnia bella?, doveva continuare a rotolare. Doveva. Dopo l’ennesima tragedia – a soli cinque giorni di distanza peraltro dalla scomparsa del dirigente della Sammarinese, formazione di Terza Categoria calabrese, Ermanno Licursi, colpito a morte mentre stava cercando di sedare una rissa in campo, nel corso della partita tra la sua squadra e la Cancellese – il Coni e le Leghe pallonare hanno imposto lo stop a tutti i livelli, dalla massima serie ai campionati giovanili.
Ma c’era davvero bisogno di trovarsi di fronte all’ennesima tragedia, c’era davvero bisogno di far piangere l’ennesima famiglia, c’era davvero bisogno di interrogarsi sui perché di uno sport che, sin dagli albori, si è portato dietro violenza e sangue, prima di fermarsi per riflettere? Già, c’era davvero bisogno di tutto questo? No, eppure la storia si è ripetuta, quasi che il passato non avesse insegnato niente, a tutti, nessuno escluso. Dai tifosi agli addetti ai lavori.
Cliccando sui seguenti link (I morti del pallone. Un’escalation di follia 1 e I morti del pallone. Un’escalation di follia 2) potrete vedere, in sintesi, la triste lista dei morti da stadio. L’abbiamo divisa, per semplice comodità, in due parti.

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