SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si torna a parlare della tragedia del Rita Evelin che sconvolse la città nei giorni a cavallo di ottobre e novembre 2006. Il recupero del relitto appare un’ipotesi sempre più lontana, ma ora bisogna liquidare la spesa per il noleggio del pontone AD3 e per le operazioni dei palombari.
La Rana Lavori Subacquei di Marina di Ravenna e la ditta Ilma proprietaria del pontone infatti hanno presentato una fattura di 770 mila euro al Comune di San Benedetto. Costi che andranno divisi fra Regione Marche, Provincia di Ascoli, Comune di San Benedetto e Comune di Martinsicuro.
Nella mattinata del primo febbraio, il sindaco Giovanni Gaspari si è recato ad Ancona per incontrare il governatore Gian Mario Spacca e il capo di Gabinetto della giunta regionale (nonché responsabile regionale della Protezione Civile) Roberto Oreficini. Oggetto dell’incontro la suddivisione dei costi per le operazioni che dopo 18 giorni dal naufragio portarono faticosamente al recupero dei poveri corpi di Francesco Annibali, Ounis Gasmi e Luigi Luchetti.
Ricordiamo che il 31 ottobre del 2006 il Procuratore Generale della Repubblica di Fermo ha dato disposizioni per il recupero del relitto del Rita Evelin e, contestualmente, per il recupero dei corpi. Il pontone AD3 raggiunse il punto del naufragio dopo sei giorni, ma a causa delle cattive condizioni meteorologiche passarono altri otto giorni fino al fatidico 14 novembre, giorno in cui furono restituite alla terraferma le prime due salme. Il ritardo delle operazioni provocò rabbia e risentimento fra la marineria e i cittadini e con il passare dei giorni si comprese che il recupero del relitto era molto difficoltoso.
Le proteste esprimevano questo comprensibilissimo concetto: «Perché solo dopo 14 giorni i sommozzatori hanno recuperato due corpi, quando in precedenza era stato detto che non era possibile farlo senza recuperare anche il relitto?».
Durante la cruciale conferenza stampa del primo novembre (clicca qui), il comandante della Capitaneria di Porto Luigi Forner, nella sua veste di autorità di Polizia Giudiziaria delegata a seguire le operazioni di recupero, spiegò che il Ministero delle Infrastrutture e la Protezione Civile non avrebbero potuto partecipare alla copertura dei costi. «Non siamo di fronte a un pericolo per l’incolumità pubblica», dichiarò Forner.
Oggi primo febbraio Gaspari ha affermato di avere intenzione di entrare in contatto con il Ministero della Giustizia per vedere se anche altri enti possono partecipare alla copertura dei costi delle operazioni.

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