ROMA – In relazione all’iniziativa di sospendere i campionati dilettantistici di tutta Italia per offrire ai protagonisti del calcio di base un momento di riflessione e di confronto, con particolare riguardo alle ultime circostanze, il presidente della Lega Nazionale Dilettanti Carlo Tavecchio precisa quanto segue: «Ho convocato per la prossima settimana il Consiglio di Presidenza ed il Consiglio Direttivo, organi ai quali presenterò la proposta di promuovere una sosta di riflessione attraverso la sospensione di tutti i campionati dilettanti, per ribadire, anche in virtù di quanto accaduto sul campo di Luzzi (CS), i principi ed i valori da comunicare ai calciatori, ai dirigenti, ed a tecnici impegnati nei nostri campionati, con la volontà di rivolgerci anche ai sostenitori dei nostri club».

L’iniziativa, promossa d’intesa con il Commissario Straordinario della Figc, che fa seguito alla sospensione dei campionati dilettanti in Calabria, riguarderà tutte le società della LND, ivi comprese le rispettive squadre impegnate nei campionati di settore giovanile.

Al momento, comunque, non è stata ancora fissata una data ufficiale, anche se l’obiettivo della LND è quello di non andare oltre il mese di febbraio. Su ogni campo di calcio delle circa 13.000 società di base sparse in tutta Italia, si svolgerà un incontro tra i propri tesserati, autorità sportive e politiche locali, psicologi e sociologi con particolare esperienza nello sport, personaggi famosi, rappresentanti dell’informazione, per discutere sul ruolo educativo dello sport, portando il milione e mezzo di atleti, tecnici e dirigenti facenti parte dell’universo dilettantistico a confrontarsi e riflettere insieme sul tema e ribadire un fermo no alla violenza sui campi di calcio.

Il presidente Tavecchio chiede a ciascuna componente della Federazione Italiana Giuoco Calcio di partecipare a questa iniziativa, perché «la violenza nel calcio, purtroppo, riguarda tutti, i club professionisti come quelli dilettanti, i dirigenti, ma anche i tecnici ed i calciatori, soprattutto i giovani, perché saranno gli uomini e le donne di domani. Ritengo che per dire no alla violenza serva un segnale partecipato da parte di tutti, istituzioni sportive e istituzioni politiche».

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