GROTTAMMARE – Angelo Maria Ricci, stimato illustratore e fumettista, ha ricevuto il premio “Grottammarese dell’anno 2007”. Dall’atteggiamento solitario e schivo, Ricci è una persona che va scoperta poco a poco. Non è nato a Grottammare, è originario di Rieti, ma vive sul Lido degli Aranci dal 1999, al quale è molto legato.

Quando ha iniziato a disegnare?

«È stato un “dono di natura”, di mio padre Lamberto, ritrattista e caricaturista straordinario. Poi, quando ho imparato a leggere, ho fatto scorpacciate di fumetti».

A cosa si ispirava in particolare?

«Da piccolo ero pazzo per Jacovitti e per il personaggio Tiramolla. E pensare che, dopo diversi anni, ho potuto disegnarlo: chi l’avrebbe mai detto!».

Come è arrivato alle grandi case editrici?

«Avevo così tanta passione che sono partito da un giorno all’altro per Milano. Non avevo nessun appuntamento, solo qualche disegno. Ho trovato soltanto porte chiuse e per due anni ho lavorato in tutt’altro campo, consegnando pacchi e attaccando manifesti. La sera invece studiavo, imparando a sfumare ed inchiostrare. Alla fine vidi i primi risultati su stampa grazie ad un piccolo editore, la Edilfumetto. La stessa gavetta l’hanno fatto grandi nomi come Toppi, Ongaro…con le vignette erotiche».

Che rapporto ha con i suoi personaggi?

«Quando disegno, col viso mimo le stesse espressioni che sto disegnando, mi estraneo completamente dalla realtà ed entro nel vivo della storia».

Della prima storia che ha disegnato per Diabolik cosa Le rimane?

«Molto, ho provato tantissima emozione. Grottammare ha avuto un ruolo determinante: dopo 32 anni di vita a Milano ho deciso di trasferirmi qui, dove ho ritrovato il mio io! Non essendoci editori, feci un vero e proprio salto nel buio, quindi mi chiesi: ed ora che faccio? Poi, mentre stavo sistemando le cose del trasloco, squillò il telefono: era l’Astorina! ».

È semplice lavorare a distanza?

«Sicuramente: ricevo per posta la sceneggiatura dell’intero albo ed entro 3 mesi il lavoro deve essere finito. Poi, ogni 40 tavole che ho pronte, le spedisco per posta ed il gioco è fatto! »

Dove trova l’ispirazione?

«Dappertutto. Magari sono in giro e vedo per strada una persona che potrebbe assomigliare al personaggio su cui mi ero – ad esempio – bloccato… e da lì parto».

Molte idee le sono venute proprio dalla frequentazione di Grottammare?

«Dopo Martiyn Mystere ho lasciato il fumetto per diversi anni: è stato il grottammarese Michele Rossi a riportarmi sulla strada del fumetto. Mi chiese un paio di illustrazioni di cui una per “Acquaviva nei fumetti”. Poi è subentrata l’Astorina. Nel mio primo albo, per ringraziamento, misi al personaggio Arturo Morris la faccia di Michele Rossi e da allora lo chiamo Arturo».

Come sono nate le amicizie con i grottammaresi?

«Da piccolo venivo qui in vacanza. I miei amici di sempre, oltre Michele Rossi, sono il farmacista Marcello Rivosecchi, Fabrizio Spinozzi, Gianpiero Imbrescia. Quando erano in voga le band tipo Equipe84, decidemmo anche noi di metterne su una. A quel tempo al Kursaal c’era il Matinée: noi vi partecipammo e vincemmo il “Kursaal d’oro”».

Come ha conosciuto Marcello Rivosecchi?

«Per puro caso, nessuno ci ha presentato. Ero qui in vacanza e passeggiavo con la mia chitarra. Lo vidi su una panchina con la sua chitarra e gli chiesi: Tu sai suonare Mariaelena? – che era una canzone in voga al momento – e lui rispose: Certo! E ci mettemmo a suonare! A distanza di quasi 50 anni ci ritroviamo ancora per suonare assieme».

Cosa ha significato per Lei aver ricevuto il premio come “Grottammarese dell’Anno?”

«È un grandissimo riconoscimento: è l’amore che provo che torna indietro. Amo Grottammare, amo le persone che vedo per strada. Quando passeggio, anche se non conosco la persona che ho di fronte, riconosco il suo viso, la gente mi saluta. Quando passeggiavo a Milano ero uno zero, nessuno ti guarda».

E se lo aspettava?

«Ho dimostrato di amare questa città inserendola diverse volte nelle mie tavole, ma non mi aspettavo davvero di avere questo successo».

E il tuo primissimo ricordo fumettistico legato a Grottammare?

«Pensi che i primi lavori mi sono stati commissionati qui. Quando ero ragazzino e venivo in vacanza, dove ora c’è la gelateria Camelli, prima c’era l’Hotel Paradiso del mitico Franco Piatti. Beh, lui metteva in entrata un tabellone su cui scriveva il menù del giorno, ogni giorno mi chiedeva di fare un disegno per abbellire il menu. Mi faceva firmare Ngeluccio».

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