ASCOLI PICENO – Il problema dell’educazione sessuale delle giovani generazioni, in special modo in ambito scolastico, è salito negli ultimi giorni agli onori della cronaca per le note vicende accadute a San Benedetto. La Provincia di Ascoli Piceno, a tal proposito, ci tiene a sottolineare come una iniziativa di educazione alla propria sessualità sia sta avviata già dallo scorso 13 dicembre, con il progetto “Anima e corpo: percorso di educazione all’affettività e alla sessualità rivolto ai preadolescenti“.

Il progetto, presentato in quella giornata dall’assessore alla Cultura Olimpia Gobbi e dall’assessore alle Politiche Sociali Licia Canigola, sta coinvolgendo gli alunni delle terze classi della scuola media insieme ai loro genitori e docenti per un totale di sette istituti comprensivi, 35 classi, 800 studenti tra i 13 e i 15 anni, 400 famiglie. Il programma si articola in una serie di incontri con esperti per aiutare i ragazzi ad acquisite una più approfondita conoscenza del corpo, e migliorare le relazioni interpersonali.

«Le esperienze sul tema vissute negli anni precedenti (nelle scuole dei piccoli centri del comprensorio di San Benedetto) – fa notare la nota stampa della Provincia – costituiscono la base per la nuova iniziativa».

La pedagogista Giuditta Soave e l’assistenze sociale ed esperta in problematiche del mondo adolescenziale Renata Bastiani, autrici e realizzatrici del progetto, hanno affermato: «Negli anni passati siamo state chiamate ad intervenire persino in quinte elementari e possiamo dire che la situazione è per un verso incoraggiante, per un altro preoccupante. I nostri ragazzi sono bombardati di messaggi multimediali di pessimo valore educativo, messaggi che danno al sesso un’immagine “usa e getta”, riducendo il corpo a mero oggetto. Il problema è che la scuola, principale agenzia educativa, non ha gli strumenti per intervenire su questo fronte mentre le famiglie non hanno il coraggio di parlare di sessualità perché si sentono inadeguate dinanzi alla mole di informazioni, spesso distorte, che travolge i loro ragazzi».

Dai fatti che sono accaduti nell’Itc “Capriotti” in questi giorni e da quanto viene riportato da certa stampa e da certe dichiarazioni, purtroppo, ci sembra comunque emergere un male italico radicato: la colpevolizzazione delle donne più che degli uomini, la diversa valutazione di identici comportamenti da parte di persone dello stesso sesso. E anche, ci riferiamo soprattutto ai media nazionali, la volontà di sociologismi e giudizi sulle giovani generazioni pre-impacchettati e scontati. Ci sarà, insomma, da lavorare.

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