SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sull’ipotesi di aprire e rendere attivo il terzo braccio a nord del porto di San Benedetto, riportiamo integralmente l’intervento di Nazzareno Torquati, imprenditore del settore ittico ed ex assessore alle Attività Produttive durante la seconda giunta Perazzoli.

*L’attuale amministrazione sambenedettese ripropone l’idea del terzo braccio del porto e lo fa sulla base di una necessità impellente di uno sviluppo del turismo e su dei parametri socio-economici analizzati dall’Arch. Marco Cicchi che, in controtendenza con i dati negativi scaturiti da seminari e ricerche, danno un’immagine di una generale buona salute dell’indotto portuale e dell’industria del freddo e che addirittura affermano che la quantità di pescato non ha subito variazione negli ultimi dieci anni.

Sorprende e preoccupa questa superficialità di valutazione che porterà questa amministrazione in un vicolo cieco e a non formulare un Piano Strategico di sviluppo innovativo e durevole necessario per non perdere, ancora una volta, il treno dei finanziamenti europei in essere e di nuova generazione, causando un ulteriore ritardo di oltre dieci anni per un diverso sviluppo economico sostenibile della città e della sua area di riferimento.

Sorprende questo modo di agire perché qualsiasi ipotesi di modifica dell’attuale conformazione della costa deve tener conto di tre fattori fondamentali:

a) il primo è quello degli approfonditi studi effettuati nel 1993 dalla Estramed, compresi anche prove in vasche di simulazione, che hanno dato parere negativo perché si minaccerebbe l’esistenza non solo della spiaggia di Grottammare e del vecchio incasato ma anche delle spiagge a sud da Alba Adriatica fino a Torre Cerrano.

b) il secondo è quello strettamente correlato alla istituzione del Parco Marino del Piceno che vieta in modo totale qualsiasi modifica artificiale della costa.

c) il terzo è correlato alle mutazioni climatiche in atto, su tutto il pianeta, che prevedono per il Mediterraneo uno stravolgimento dello stato attuale.

Preoccupa questo modo di agire perché è una dimostrazione che non si riesce a pensare alla gestione della cosa pubblica in modo diverso e ad utilizzare i moderni strumenti della politica che tramite il coinvolgimento dei cittadini e delle imprese porta alla formulazione di programmi condivisi di grande respiro e di grande impatto socio-economico in grado di far brillare il territorio di luce propria e non riflessa per eventi costosi che non lasciano tracce.

Evitare quindi di perdere tempo ed energie verso progetti irrealizzabili quali il terzo braccio ma concentrarsi verso le concrete necessità della città e degli operatori economici per una prospettiva di sviluppo oggi ancora possibile grazie ai finanziamenti europei che a ritmo serrato sono già stati emanati e di altri in via di emanazione. Non utilizzare queste fonti di finanziamento perché non esiste una capacità progettuale sarà imperdonabile.

*Nazzareno Torquati

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