SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «Se la diffida formale al dirigente Germano Polidori che ho già presentato non sarà sufficiente, potrei anche denunciare il reato di omissione in atto d’ufficio», annuncia Bruno Gabrielli, lamentando una mancanza di trasparenza degli uffici comunali.

Lo scorso 18 dicembre il consigliere di Forza Italia chiese all’ufficio Assetto del Territorio del Comune i certificati urbanistici di 24 aree cittadine. «Alcuni ingegneri comunali hanno sollevato delle eccezioni alla mia richiesta – spiega Gabrielli – invitandomi a fornire una motivazione per accedere ad atti che invece sono assolutamente pubblici, per i cittadini come per i consiglieri comunali. Sono deluso dal comportamento degli uffici e da quello dell’assessore all’Urbanistica, cioè il sindaco Gaspari».
La richiesta degli atti da parte di Gabrielli seguì le polemiche scatenate dall’approvazione della variante normativa al piano regolatore vigente.

Secondo la maggioranza la corposa delibera approvata in consiglio comunale lo scorso 16 dicembre servì alla salvaguardia degli standard urbanistici su circa 93 ettari del territorio comunale.
«In base al piano regolatore del 1990 molte delle aree indicate in delibera non hanno la destinazione urbanistica che oggi l’amministrazione ha voluto salvaguardare, cioè parcheggi, verde pubblico e attrezzature di quartiere. Per alcune di queste zone la contraddizione è palese – aggiunge Gabrielli – per altre ho bisogno dei certificati urbanistici, che però ancora non posso visionare».
Fra le aree palesemente contraddittorie c’è il parcheggio pubblico dietro la stazione ferroviaria di San Benedetto. «Nel Prg del 1990, tuttora vigente, questa zona viene indicata come area ferroviaria a tutti gli effetti», fa notare Gabrielli. Un discorso simile vale per il parcheggio di una concessionaria di automobili appena a sud della zona Brancadoro, che nel Prg viene catalogato come parcheggio pubblico.
Queste due zone, poi, sono state “di fatto” considerate dal Comune come zone per attrezzature pubbliche di quartiere.
«Il ritardo nella concessione di questi atti rischia di far scadere i 60 giorni utili per un eventuale ricorso alla delibera», conclude Gabrielli.

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