SAN BENEDETTO DEL TRONTO -Preoccupato dal dilagare di notizie inerenti un contenzioso insorto fra il Settore Attività Sociali e la mamma di un disabile, il presidente dell’associazione Chapp Gabriele Franceschini mette fine a voci di corridoio e strumentalizzazioni, esponendo in sei punti gli intendimenti dell’associazione.

Il presidente ribadisce anche che la sua associazione, per una scelta culturale e per le responsabilità assunte, crede che l’aiuto erogato in orari notturni e festivi in forma diretta deve prevedere un corrispettivo di partecipazione al costo del servizio, da determinarsi sulla base ISEE (indicatore socio economico equivalente).
Riporto in seguito quanto affermato.

” PUNTO PRIMO: Non si può denegare alcun tipo di assistenza domiciliare (servizio a favore dei disabili in situazione di gravità), con previsione della corresponsione di un contributo economico per l’autogestione dell’aiuto personale, nell’ambito di un progetto individualizzato e concordato tra l’ente locale e il richiedente (LL. 104/92 e 162/98). Avverso tale provvedimento di denegazione si possono indirizzare censure di violazione e falsa applicazione delle leggi anzidette, eccesso di potere per difetto di istruttoria, errore nei presupposti, insufficienza e contraddittorietà della motivazione, di illogicità;

PUNTO SECONDO: Non può porsi in dubbio che, alla luce della L. 104/92 , il diritto all’integrazione scolastica e la possibilità di accedere ai servizi di aiuto personale si iscrivono in ambiti tra loro non sovrapponibili. In quanto, nel primo caso, rappresentano strumenti di sviluppo e mantenimento dell’apprendimento, della comunicazione, delle relazioni e della socializzazione; nel secondo caso è strumento assistenziale;

PUNTO TERZO: La L. 21 maggio 1998, n. 162, stabilisce che è facoltà della persona con handicap provvedere a disciplinare le modalità tutte di realizzazione di programmi di aiuto alla propria persona;

PUNTO QUARTO: Il paventato pericolo di monetizzazione dell’assistenza non solo si pone come conseguenza dell’appplicazione di norme e deliberazioni ma risulta che la sua eventuale ricorrenza non è caratteristica esclusiva ( si pensi ai contributi per la casa, agli indigenti, ai migranti, e via discorrendo). La legge affida inoltre alla pubblica amministrazione il compito di verificare le prestazioni erogate e la loro concreta efficacia;

PUNTO QUINTO: L’I.S.E.E. (indicatore socio-economico equivalente) NON SI APPLICA al nucleo familiare ma esclusivamente al reddito della persona con disabilità;

PUNTO SESTO: Si condivide che una amministrazione pubblica debba erogare servizi e non monetizzare gli stessi. Ciò non sempre è possibile. Nella fattispecie, sono comunque fatte salve ed impregiudicate la volontà e la facoltà della persona interessata;”

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