lo dicono certe classifiche fatte da esperti del settore che ci mettono sempre in prima fila. Essere arrivati a sei milioni di pagine visualizzate (due milioni di visitatori unici) nel 2006 è una bella soddisfazione per un quotidiano che si è occupato fino ad oggi di un territorio minuscolo. Tra l’altro con la prerogativa unica in Italia di dare la possibilità a tutti di commentare i nostri articoli. Abbiamo intrapreso la strada giusta? Sembrerebbe di sì leggendo un articolo del 14 aprile scorso di Repubblica a firma di Mario Tedeschini Lalli
Ne pubblichiamo di seguito alcuni stralci:

L’informazione del futuro che non avrà più confini
«Tutti gli strumenti del giornalismo sono destinati a mescolarsi, lavorare insieme e migliorarsi a vicenda. E già sta saltando il muro tra chi informa e chi viene informato»

Multipiattaforma e multimedialità.
– La testata giornalistica digitale già adesso può e deve distribuire il proprio prodotto su diverse piattaforme: non solo carta, ma anche tv, radio, web e telefonia mobile. In prospettiva, però, i nuovi sviluppi tecnologici e commerciali (vedi la presentazione di iPhone della Apple) tenderanno a cancellare anche le storiche differenze tra le diverse piattaforme, unificate in strumenti che sono in realtà nodi di rete multimediali e portatili, delle robe che continuiamo a chiamare “telefonini” solo per convenzione.
– Il bello del nuovo ambiente digitale non è tuttavia solo la fungibilità del contenuto rispetto a diverse piattaforme, ma la possibilità di creare prodotti integrati. Prodotti dove al testo, al video, all’audio, alla foto, all’animazione e all’interattività, vengono affidati compiti specifici, all’interno di un’unica narrazione. In questo senso non basta mettere un video accanto al testo per avere una storia “multimediale”.

Aprirsi alla “conversazione”
– In un mondo dove le distinzioni tra comunicatori professionali e pubblico sono evanescenti, occorre abbandonare l’idea di un prodotto chiuso e definito. Non è possibile ignorare che in rete si configura una società che “conversa” in pubblico, anche a prescindere da noi. A questa “conversazione” occorre aprirsi. I contenuti che avranno “più benzina in corpo”, saranno quelli più credibili, ma anche quelli più aperti alla discussione e a un processo pubblico di validazione.
– Di qui l’opportunità di aprire ai commenti dei lettori, ai contenuti da essi proposti e di consentire – in una qualche misura – la distribuzione capillare dei contenuti proprietari. In prospettiva gli utenti possono diventare fonti di un’informazione più capillare e localizzata di quanto qualunque giornalista possa sperare di essere.
– Il sito può diventare anche il “luogo della trasparenza”. Ad esempio: un’inchiesta che sul giornale può avere solo un certo spazio, potrebbe rinviare al sito per la documentazione originale, le interviste integrali, le informazioni di contesto che – come accade per le note e le appendici documentarie nei saggi – possono dare maggiore credibilità al servizio e alla testata.

La sfida dei contenuti
– I giornali (e i loro siti) sono nati e vengono concepiti come un tutto unico. E’ la cornice, il contenitore che fa premio sul singolo contenuto (es: l’articolo). Sempre più in Italia è la “pagina” l’elemento base costitutivo del giornale, cioè un insieme di articoli, schede, grafica, foto e titoli, piuttosto che il singolo articolo.
– Questo è logico e utile, ma contrario alla tendenza che va accentuandosi dell’uso reale dell’informazione in rete: la pagina, il contenitore tende a scomparire, l’utente ricerca e accede direttamente al singolo articolo o al singolo video. E vi accede non solo nel momento in cui viene pubblicato, ma praticamente per sempre.
– I giornalisti devono reinventare il modo di raccontare e tornare a fornire elementi “granulari”, articoli, audio, video ed animazioni che funzionino anche da soli.
– Il supporto digitale consente inoltre contenuti completamente diversi, come database che forniscano informazioni dinamiche (che cambiano cioè via via che aumentano i dati). Per esempio: incidenza di criminalità, incidenza di alcuni provvedimenti legislativi, ecc.
– La bella notizia per chi fa i giornali è che tutti hanno ora di nuovo la possibilità di ricercare e fornire notizie in esclusiva, senza più sentirsi “in ritardo” rispetto a tv e radio. Altra bella notizia è che la rete sembra avere una sete inesauribile di commenti e analisi. La brutta notizia è che ricercare e fornire notizie in esclusiva costa molto e che i commenti e le analisi in rete si sprecano.

Una società democratica di massa non deve fare a meno di gente che per mestiere fa il mediatore dell’informazione, secondo criteri professionali ed etici che ancor oggi chiamiamo “giornalismo”. Non è tuttavia scontato che questa funzione sopravviva, occorre lavorare – giornalisti e cittadini insieme – perché ciò avvenga.
(14 gennaio 2007)

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 545 volte, 1 oggi)