GROTTAMMARE – Chi lo ha detto che il dialetto è morto? Certo, non sarà più quello “puro” di un secolo fa, però sopravvive in ognuno di noi anche grazie al diffondersi di iniziative come “Commedie Nostre“, la rassegna di teatro amatoriale dialettale che l’amministrazione comunale di Grottammare propone anche quest’anno, dopo la fortunata esperienza del 2006, arricchendolo di un ulteriore appuntamento, e siamo a cinque, dopo i quattro proposti durante la prima edizione.
La direzione artistica della rassegna è di Giancarlo Dimarti, un sangiorgese trapiantato a Grottammare, il quale, nei confronti del dialetto, afferma che «non si tratta di bassa cultura, come erroneamente si è pensato per anni, ma di uno sforzo per dare alle parole e alla recitazione una caratteristica più vicina alla vita di ogni giorno».
Si comincia sabato prossimo, 20 gennaio, con l’attesa recitazione della Compagnia Dialettale Llegrotte (tutte le rappresentazioni avverranno presso la Sala Kursaal alle ore 21:30, ingresso gratuito), al suo secondo anno di vita, che, sotto la direzione di Giancarlo Dimarti, rappresenterà addirittura “La giara” di Luigi Pirandello. Ma attenzione: tutto sarà recitato in grottammarese e ambientato a Grottammare, grazie al paziente lavoro di traduzione del “sommo” poeta e conoscitore del dialetto cittadino Mario Petrelli. Il titolo della commedia, è lo stesso Petrelli a precisarlo, è, infatti, “Llavvìse pé le pròve de Lu bbucciò smaltatu”, perché «la parola giara, da noi, non esiste. Inoltre “lu bucciò smaltatu” viene realizzato da “li cucciare de la ripa”, perché, da bambino, al mercato, certi prodotti venivano fatti da persone di Ripatransone». La commedia promette notevole divertimento, perché verranno citati personaggi tipici della Grottammare che fu, molti dei quali tutt’ora molto conosciuti. La commedia verrà poi replicata domenica 21 gennaio alle ore 17:30).
Il 27 gennaio sarà la volta di “Uomo e galantuomo” di Edoardo De Filippo, del Gruppo Amici dell’Arte di Offida: attivi dal 1978, proporranno la loro collaudata messa in scena artistica con una commedia del maestro partenopeo.
Sabato 3 febbraio, invece, l’Associazione Teatrale TiAeFe di Fermo proporrà “Sognu de ‘na notte de menza stagiò – ovvero la fortuna si diverte“. Si tratta di una commedia in due atti di Athos Setti con la regia di Graziano Ferroni.
Sabato 10, la Compagnia Teatrale Il Torrione di Sant’Egidio alla Vibrata propone “Villa Arzilla“, una commedia comica in due atti di Franco Ianni, con la regia di Sabrina Gasperi.
Finale con “Quello che se fa… se rtròa!”, della Compagnia Teatrale La Nuova di Belmonte Piceno di Gabriele Mancini.
Il sindaco di Grottammare Luigi Merli si è detto «soddisfatto di questa iniziativa, che conferma la voglia di protagonismo dei grottammaresi, quando, fino a dieci anni fa, certe iniziative erano inimmaginabili. Sicuramente ha influito l’intervento del Comune, che ha realizzato e sta realizzando molti spazi per la comunità. A maggio, inoltre, inaugureremo il Teatro Comunale, abbiamo il Kursaal, abbiamo restaurato il Teatro dell’Arancio, presto diventerà operativa una saletta da cento posti sotto il vecchio ospedale, e infine stiamo accordandoci con la Parrocchia per recuperare in qualche modo il vecchio teatro Sibilla».
L’assessore alla Cultura di Grottammare, Enrico Piergallini, ha sottolineato la «grande partecipazione registrata nella prima edizione, segno che questa rassegna è subito entrata nel cuore dei grottammaresi. Prestiamo attenzione alla cultura popolare e dialettale, perché si tratta di un tipo di comunicazione privilegiata rispetto a quella dominante».
Walter Assenti dell’Associazione Lido degli Aranci, organizzatrice della rassegna, ricorda come «tutto ciò sia stato possibile anche grazie all’insistenza dell’assessore Piergallini. Siamo contentissimi della riuscita di “Commedie nostre” anche perché è nata una Compagnia Teatrale grottammarese di circa 30 persone che, per la prima commedia, si sta preparando da tre mesi con due prove settimanali, coinvolgendo giovanissimi e anziani». Assenti ha anche accennato alla possibilità di istituire delle scuole di cabaret.

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