SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Terra Madre, il grande progetto di Slow Food, è approdata anche a San Benedetto con la costituzione di una Comunità del Cibo, resa possibile grazie all’intervento del Presidente Regionale Slow Food Antonio Attorre e del Direttivo del Convivium di San Benedetto del Tronto. Ma, cos’è Terra Madre? Per dirla con le parole di Giorgio Capatti, studioso di Storia della Gastronomia, rettore dell’Università di Scienze Gastronomiche e autore di diversi volumi, «è un organismo vivente nel quale si associano le culture più lontane e diverse, in cui convergono progetti unici, accomunati oggi dal rischio di essere negati, estirpati». E’ una realtà concreta, che lotta contro un’industria alimentare di massa, contro l’aggressione degli OGM e contro tutte le produzioni agro-alimentari, lesive non solo degli ecosistemi, ma anche dell’immenso patrimonio umano, naturale e culturale. “Terra Madre” scrive Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, «è un modo nuovo di affermare queste rivendicazioni: non si fa lottando in maniera militante, non si fa soltanto discutendo; parte dai campi, dalle mani che si muovono tutti i giorni per trasformare l’energia della natura in cibo. In maniera sostenibile, in maniera buona, in maniera giusta per tutti». Buono, pulito e giusto. Tre qualità fondamentali, che garantiscono la bontà organolettica del prodotto (buono), la sostenibilità ecologica (pulito) e l’adeguata retribuzione (giusto), per il lavoro svolto senza ammettere alcuna discriminazione (sociale, etnica, politica, religiosa…).

Le Comunità del Cibo rappresentano l’anima di Terra Madre, e per comunità si intende un gruppo di produttori che, legati al proprio territorio condividono una filosofia di lavoro, assicurando qualità, rispetto delle risorse planetarie e sostenibilità ambientale. Nella realtà sambenedettese, la pesca è il simbolo più significativo della storia, dell’economia e della cultura del nostro territorio. E la Comunità del Cibo, chiamata Comunità della nassa e della retina di San Benedetto del Tronto, non poteva che essere costituita da pescatori locali, che ancora oggi utilizzano in mare sistemi di cattura tradizionali (piccola pesca), quali le nasse, le retine, i cerchi e i cogolli, sistemi sicuramente a basso impatto ambientale (=pulito).

La piccola pesca viene praticata con imbarcazioni di ridotta dimensione entro le tre miglia dalla costa, rispettando, attraverso una pesca regolamentata, le diverse fasi stagionali del mare ed impiegando un particolare sistema di conservazione -non nel ghiaccio ma esclusivamente in acqua marina-, che garantisce una maggiore freschezza del pescato (=buono).

Il progetto della Comunità, inoltre, prevede lo scambio di informazioni, idee e soluzioni con altre comunità, sia italiane che straniere; un rapporto più coerente con la ristorazione locale, con l’eventuale rilancio dell’offerta turistica; la presenza ad eventi locali, regionali e nazionali promossi da Slow Food (da Terra Madre a Slow Fish, appuntamento quest’ultimo che si svolgerà a Genova intorno alla metà di Maggio). Con queste iniziative lo Slow Food di San Benedetto intende non solo salvaguardare la qualità e la sostenibilità della produzione ittica locale ma anche tutelare “un’antico mestiere”- ricordiamo che la piccola pesca a San Benedetto ha tradizione plurisecolare-, che rischia di scomparire ed avviare una più stretta collaborazione con l’amministrazione comunale, affinchè, nella banchina sud del Porto, dove attraccano le barche della piccola pesca, oltre ad un lavoro di riqualificazione si realizzi anche una struttura a norma, per permettere la vendita diretta del pescato fresco giornaliero (=giusto).

Copyright © 2017 Riviera Oggi, riproduzione riservata.
(Letto 389 volte, 1 oggi)