SAN BENEDETTO DEL TRONTO – «La realizzazione di un terzo braccio portuale è stata concordata con la Regione Marche e se il progetto andrà avanti il porto di San Benedetto potrà diventare ufficialmente un decentramento del porto di Ancona». L’architetto Luigina Zazio, responsabile dell’ufficio che sta elaborando il nuovo piano regolatore, illustra alcuni possibili sviluppi per l’intera area portuale, spiegando che «affianco alle tradizionali attività legate alla pesca bisognerà puntare verso lo sviluppo turistico e commerciale».
Bisognerà pianificare la zona del Waterfront (la zona di confine fra l’area portuale e il resto del tessuto urbano) per legare armonicamente il porto al resto della città, sarà studiato l’accesso stradale e ferroviario, si cercherà di riconvertire gli edifici dismessi e si deciderà cosa fare delle aree demaniali. Poi bisognerà coinvolgere la Regione Marche seguendo le indicazioni del Piano Regionale dei Porti e le sue opportunità di finanziamento.
Sono allo studio anche delle ipotesi di accordi con l’Unione Europea e l’apertura di tratte navali verso l’estero, soprattutto la Croazia.
Intanto il dragaggio dei fondali del porto sta per iniziare e una parte della sabbia prelevata – quella più inquinata – verrà ubicata in una cassa di colmata, che sarà la banchina del terzo braccio a nord. Il resto servirà per il ripascimento del litorale dopo un filtraggio delle sostanze inquinanti.
In sede di commissione consiliare Urbanistica sono emerse non poche perplessità sull’eventuale realizzazione di un nuovo molo. Se l’ex assessore ai Lavori Pubblici Giovanni Poli parla di ipotesi inevitabile «se non vogliamo che il nostro porto rimanga un porticciolo», meno entusiasti sono stati Lina Lazzari («siamo sicuri di voler snaturare le linee di costa esistenti, che sono un luogo della memoria per la città?»), Fernando Palestini e Marco Lorenzetti, che hanno sottolineato come la nostra città non disponga di arterie viarie che possono supportare un grande traffico di tir e container («non è fattibile inserire San Benedetto nelle ipotesi di autostrade del mare»).
Del resto bisogna ancora attendere l’esito dell’analisi socio-economiche della società Nomisma di Bologna, che valuterà se sarà conveniente procedere a una Stu (società di trasformazione urbana).
I consiglieri Daniele Primavera e Paolo Forlì hanno manifestato una visione abbastanza simile, ritenendo necessario attendere analisi di mercato complete per avere prospettive ben definite e ipotizzando la creazione di luoghi di aggregazione nella zona portuale.
La cosa certa è che bisognerà aggiornare il piano regolatore del porto, catalogato “di rilevanza nazionale”, prendendo esempio anche da realtà italiane e straniere di dimensioni simili e lavorando in accordo con la Capitaneria.
In base a una circolare del Ministero delle Infrastrutture, poi, andrà preparata un’analisi Swot per individuare punti di forza e di debolezza del progetto che si sceglierà, potenzialità di sviluppo e di recessione.
La discussione politica e il lavoro degli uffici tecnici proseguiranno in simbiosi con la preparazione del nuovo piano regolatore generale, che Giovanni Gaspari auspica venga approvato entro la fine del suo mandato.

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